Una lettera segreta del 1943

Pio XII scrisse, nel 1943, una lettera contro il nazismo che i vescovi tennero nascosta

di Paolo De Martino, da Centro Studi Sociali (19/11/2010)


Papa Pio XII, ai primi di gennaio del 1943, scrisse al popolo tedesco una lettera profondamente critica nei confronti del regime nazista, rimasta fino ad oggi negli archivi per la prudenza del presidente della Conferenza episcopale dell’epoca, il card. Adolf Bertram. A pubblicare il testo della missiva è la Civiltà Cattolica, il quindicinale dei gesuiti stampato con l’imprimatur della Segreteria di Stato vaticana.

”Proviamo – scriveva papa Pacelli a pochi giorni dal suo radiomessaggio per il Natale del 1942, in cui aveva alluso alla persecuzione degli ebrei provocando l’ira fortissima di Hitler – una profonda tristezza per tutti quelli che sono venuti a mancare al giuramento di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. È scoccata l’ora, in cui essi, che il nostro amore e le nostre preghiere seguono anche sulla loro strada falsa e sbagliata, capiscano che cosa li chiama, perché hanno sacrificato il timor di Dio per timore degli uomini, l’Eterno per le cose temporali”.

Per Pio XII, ”l’ultimo decennio di vita, di sequela e di attività cattoliche sul suolo tedesco, e’ una via crucis, della quale l’amarezza e l’opera distruttrice nella sua intera impressionante entità soltanto da Dio sono conosciute. Un calvario, ma su di esso la forza d’animo della fede e della fedeltà alla Chiesa dell’attuale generazione si è dimostrata degna del suo eroico passato”.

Papa Pacelli scrisse personalmente la lettera in tedesco. Accanto al dolore per i cattolici che avevano abbandonato la fede per l’ideologia nazista, il pontefice si rallegrava ”nell’apprendere che il numero delle defezioni dalla Santa Chiesa è minimo, rispetto alla fiera schiera di quelli che hanno resistito eroicamente alle vacue seduzioni e minacce”. Data la ”gravità dell’ora presente” Pio XII volle che fosse il card Bertram a decidere se e quando divulgare la lettera ai fedeli. ”Considerando – scriveva il segretario di Stato vaticano in una nota di accompagnamento – le difficoltà e i pericoli del tempo presente, il Beatissimo Padre affida completamente a lei, per la sua nota prudenza, di valutare se, come e quando convenga diffondere, questa sua lettera fra il clero e il popolo di Germania, perche’ nessuno possa in alcun modo sospettare che l’Augusto Pontefice, mentre infuria la guerra, intenda fare qualche cosa che possa nuocere al popolo tedesco”. Bertram, da sempre prudente nei confronti dei regime, decise di aspettare. ”Ma questo – commenta padre Giovanni Sale, autore dell’articolo – significò rimandare di quasi un anno la diffusione della lettera papale: il che equivaleva a renderne inefficace la portata e vanificare il fine per cui era stata scritta”.

”Il cardinale Bertram – aggiunge il gesuita – che diede notizia in Vaticano dell’avvenuta recezione della lettera non tenne però informata la Santa Sede sulla sua decisione di non diffondere, almeno per il momento, il documento pontificio; tanto che la Segreteria di Stato nel mese di marzo dovette rivolgersi al nunzio, per chiedere notizie circa il destino di tale lettera. Il modo in cui era stata gestita l’intera questione – conclude padre Sale – creò qualche imbarazzo in Vaticano; il Papa però non volle in nulla modificare l’indirizzo da lui stesso dettato in tale materia: dovevano essere i vescovi a decidere in loco ciò che doveva o non doveva essere fatto per il maggior bene della Chiesa”.

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