Politica, moralità e democrazia. La grande attualità dell’insegnamento di Pio XII

di Paolo Deotto, da Riscossa Cristiana (23/04/2012)

“Lo Stato democratico, sia esso monarchico o repubblicano, deve, come qualsiasi altra forma di governo, essere investito del potere di comandare con una autorità vera ed effettiva. Lo stesso ordine assoluto degli esseri e dei fini, che mostra l’uomo come persona autonoma, vale a dire soggetto di doveri e di diritti inviolabili, radice e termine della sua vita sociale, abbraccia anche lo Stato come società necessaria, rivestita dell’autorità, senza la quale non potrebbe né esistere né vivere. Che se gli uomini, prevalendosi della libertà personale, negassero ogni dipendenza da una superiore autorità munita del diritto di coazione, essi scalzerebbero con ciò stesso il fondamento della loro propria dignità e libertà, vale a dire quell’ordine assoluto degli esseri e dei fini.

Stabiliti su questa medesima base, la persona, lo Stato, il pubblico potere, con i loro rispettivi diritti, sono stretti e connessi in tal modo che o stanno o rovinano insieme.

E poiché quell’ordine assoluto, alla luce della sana ragione, e segnatamente della fede cristiana, non può avere altra origine che in un Dio personale, nostro Creatore, consegue che la dignità dell’uomo è la dignità dell’immagine di Dio, la dignità dello Stato è la dignità della comunità morale voluta da Dio, la dignità dell’autorità politica la dignità della sua partecipazione all’autorità di Dio.

Nessuna forma di Stato può non tener conto di questa intima e indissolubile connessione; meno di ogni altra la democrazia. Pertanto, se chi ha il pubblico potere non la vede o più o meno la trascura, scuote nelle sue basi la sua propria autorità. Parimente, se egli non terrà abbastanza in conto questa relazione, e non vedrà nella sua carica la missione di attuare l’ordine voluto da Dio, sorgerà il pericolo che l’egoismo del dominio o degli interessi prevalga sulle esigenze essenziali della morale politica e sociale, e che le vane apparenze di una democrazia di pura forma servano spesso come di maschera a quanto vi è in realtà di meno democratico…”.

Queste parole sono tratte dal “Radiomessaggio di Sua Santità Pio XII ai popoli del mondo intero – Domenica, 24 dicembre 1944” (clicca qui per leggere il testo completo). Era il sesto Natale di guerra, e il Papa si rivolgeva al mondo, facendosi interprete del desiderio di pace e di democrazia dei popoli, ma avvertendo nel contempo, con paterna sollecitudine, la necessità di indicare la via per la quale ci si doveva incamminare per ricostruire la società, sconvolta dalla follia della guerra, e reduce dai totalitarismi.

Le parole di Pio XII risuonano quanto mai attuali: nel disastro generale in cui viviamo, non solo in Italia, ma in tutto quel mondo occidentale, convinto fino a ieri della sua supremazia e potenza, assistiamo a una ricerca di rimedi che non potranno mai essere efficaci, perché basati sulle stesse contraddizioni che ci hanno portato al disastro.

La politica appare nella confusione, e assistiamo allo spettacolo di partiti politici che, privi di un vero progetto, discutono tra loro semplicemente sulle modalità di sopravvivenza, illudendosi (magari in buona fede, ma sempre si tratta di illusione) di salvare la democrazia cambiando i meccanismi elettorali. D’altra parte abbiamo governi (non solo in Italia; elementi come un Monti & soci fanno danni anche in altri Paesi) che, elevando l’economia da strumento a fine, opprimono i popoli con politiche fiscali vessatorie. In tutta questa confusione, senza punti di riferimento veri e solidi, si cerca disperatamente di aggrapparsi a un’etica posticcia, e si costruisce la nuova moralità, che consiste principalmente nel pagare le tasse. A questo punto non è davvero strano che, in assenza di un progetto, con un esecutivo che è preoccupato solo di continuare a difendere i privilegi dei potentati economici (dei quali è, del resto, il rappresentante), con una moralità inesistente, anche la giustizia sia caduta in basso, divenendo strumento di quella che, più che lotta politica, è ormai lotta tesa alla pura e semplice distruzione dell’avversario, divenuto nemico, senza che peraltro si sappia cosa fare di preciso, una volta distrutto il nemico.

Anche tanti politici che pur si definiscono cattolici cadono nell’illusione di poter sopravvivere e gestire ancora una fettina di potere inventandosi alleanze assurde o nuovi partiti, stanca ripetizione sotto nuovo nome di vecchie strutture ammuffite. Basta guardare il caso di Casini, alla ricerca disperata di visibilità, progettare alleanze assurde con un Fini: su quale base comune, con quale progetto? Mistero. Oppure vediamo il PdL illudersi di portare “novità” cavalcando il malcontento sui costi della politica e inventando il partito che vivrà solo di finanziamenti volontari.  Se il centro e la destra sono nella confusione, la sinistra non è da meno. Il PD, erede del partito di Gramsci, presieduto da una ex-democristiana (Rosi Bindi), ha per segretario un uomo, Bersani, alla disperata ricerca di un’identità, di sé stesso e del partito, mentre il resto della sinistra si agita o nelle nostalgie di un comunismo bocciato dalla Storia o nella protesta sempre più sterile e priva di qualsiasi proposta.

Il cittadino, smarrito di fronte a tanta confusione, si rifugia in una rabbia, comprensibile ma priva di sbocchi (e ricca purtroppo di pericoli), contro quanti hanno fino  a ieri detenuto il potere, sovente abusandone, o contro i nuovi padroni-governanti, che lo detengono oggi, portando alla fame i popoli, dopo averli sfruttati fino in fondo.

Chiediamoci allora: cosa mai poteva venire di buono da una politica che sistematicamente ha voluto allontanarsi dal bene dell’uomo, nella pazzesca illusione di poter mettere da parte Dio? Sopra un’Europa di rovine fumanti e di popolazioni alla fame, cosa faremo? Erigeremo un monumento alle conquistate libertà di divorzio, aborto, matrimonio omosessuale, eutanasia? E poi celebreremo un funerale (laico, si intende) collettivo? E quanti oggi, forti più che mai, accumulano ricchezza su ricchezza, non si rendono conto che condivideranno la stessa rovina?

Leggiamo ancora le parole di Pio XII: “Una sana democrazia, fondata sugl’immutabili principi della legge naturale e delle verità rivelate, sarà risolutamente contraria a quella corruzione, che attribuisce alla legislazione dello Stato un potere senza freni né limiti, e che fa anche del regime democratico, nonostante le contrarie ma vane apparenze, un puro e semplice sistema di assolutismo.

L’assolutismo di Stato (da non confondersi, in quanto tale, con la monarchia assoluta, di cui qui non si tratta) consiste infatti nell’erroneo principio che l’autorità dello Stato è illimitata, e che di fronte ad essa — anche quando dà libero corso alle sue mire dispotiche, oltrepassando i confini del bene e del male, — non è ammesso alcun appello ad una legge superiore e moralmente obbligante.

Un uomo compreso da rette idee intorno allo Stato e all’autorità e al potere di cui è rivestito, in quanto custode dell’ordine sociale, non penserà mai di offendere la maestà della legge positiva nell’ambito della sua naturale competenza. Ma questa maestà del diritto positivo umano allora soltanto è inappellabile, se si conforma — o almeno non si oppone — all’ordine assoluto, stabilito dal Creatore e messo in una nuova luce dalla rivelazione del Vangelo. Essa non può sussistere, se non in quanto rispetta il fondamento, sul quale si appoggia la persona umana, non meno che lo Stato e il pubblico potere. È questo il criterio fondamentale di ogni sana forma di governo, compresa la democrazia; criterio col quale deve essere giudicato il valore morale di ogni legge particolare”.

Ci sembra che questa citazione sia sufficiente per avere un’indicazione illuminante sul corretto significato di termini quali “democrazia” e “autorità”, e conseguentemente anche sulla vera legittimazione all’esercizio del potere, e sull’obbligo per il cittadino di obbedire alle leggi e alle disposizioni dello Stato.

È quindi inevitabile la conclusione: ogni “riforma” dello Stato, ogni atto politico che prescinda da queste indicazioni non sarà che la premessa per nuovi disastri, mentre le chiare parole di Pio XII indicano la strada maestra da percorrere per ricostruire la società, ormai distrutta, senza passare attraverso eventi luttuosi e rivolgimenti sanguinosi.

Ne saremo capaci? Sapremo ritrovare la parola di Dio come unica guida della nostra vita, privata e sociale? Probabilmente no, l’abitudine al male è troppo radicata e ha contagiato molti. Ma se lo chiederemo al Signore, se pregheremo per questo, allora potremo ancora sperare.

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