Pio XII e gli ebrei

di Marco Respinti, da Ragion Politica (07/08/2012)

Quante volte abbiamo sentito dire che Papa Pio XII (1876-1958), il venerabile Papa Pio XII ― e con lui tutta la Chiesa cattolica, dai suoi vertici massimi all’ultima delle perpetue ―, è stato complici del regime nazionalsocialista tedesco nello sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale (1939-1945), e persino che Eugenio Pacelli era lui stesso un convinti antisemita? Quante volte abbiamo letto, snocciolate splendidamente, le pezze d’appoggio storiche, i documenti e le testimonianze del fatto che invece è vero esattamente il contrario, vale a dire che il «Pastore angelico» aiutò alacremente gli ebrei perseguitati, che diede ordine a conventi e canoniche di nasconderne quanti più possibile, che la sua formazione culturale e spirituale subì forte, sin dalla gioventù, l’influsso del rapporto amichevole con gli ebrei romani e italiani, che il gotha dell’ebraismo internazionale e dello Stato d’Israele ha sempre, sin da subito, tributato a quel pontefice la più alta riconoscenza per gli sforzi profusi in favore del pontificato con sprezzo del pericolo, virtù eroiche e abnegazione rara? Molte volte lo abbiamo sentito, letto, visto e ripetuto, persino troppe. Troppe volte perché ogni due per tre si torni invece, come se nulla fosse, a rinfocolare polemiche inesistenti, a spargere veleni inutili, a proferire parole e giudizi destituiti di ogni fondamento. Ma è così, purtroppo. La vera maledizione degli uomini è che essi dimenticano, in frettissima, e che quindi a ogni generazione si è costretti a riscoprire daccapo la ruota.

Viviamo in un mondo in cui l’accelerazione è l’unico dogma esistente, in cui scrivi un libro e dopo due anni nemmeno più l’editore sa dov’è finito, in cui la smania di nuovo è diventata talmente parossistica da far sembrare tutto sempre nuovo anche quando (la stragrande maggioranza delle volte) non lo è affatto. E allora bisogna ricominciare, gettarsi a capofitto in una formazione permanente che in gran parte è ripetizione, iniziare di nuovo costantemente, e ripetere, ripetere, ripetere. Che è l’unico vero modo per resistere, resistere, resistere. Andrea Tornielli, vaticanista prima de il Giornale e ora de La Stampa, ha scritto un mucchio di bei libri,diversi dei quali proprio per fronteggiare la iattura dell’ora presente, cioè appunto quel dover continuamente tornare a dire cose vecchie che paiono nuove solo a un mondo in cui tutto è fatto per essere consumato e dunque usurato nello spazio di qualche mattino. Della questione «Pio XII e gli ebrei» Tornielli è un cultore, uno dei massimi specialisti italiani e per questo volentieri ammesso nei circoli che contano e negli ambienti, ufficiali, internazionali, accademici dove di queste tematiche si tratta con rigore e serietà (il che comunque non significa mai, automaticamente, sempre con la necessaria distanza scientifica o l’imparzialità che sarebbe dovuta).

Non è nemmeno difficile immaginare che dell’argomento «Pio XII e gli ebrei» Tornielli possa ― sia detto con il massimo del rispetto ― avere oramai persino noia. Quali cose nuove si possono infatti aggiungere ai documenti, ormai tutti nella sostanza svelati? Quale scoperta di può fare, se non di contorno e ricamatura, attorno a questioni ormai chiarite nettamente? Epperò il male del nostro tempo è scatenato, e la confusione regna di conseguenza sovrana anche in chi dovrebbe al contrario esserne, per formazione, cultura e studio, esente. E così Tornielli, una volta ancora, torna brillantemente a fare il punto, con il dono della sintesi e della nettezza, nel quaderno Il Papa che difese gli ebrei dal nazismo (€6,00), ultimo nato della collana di monografie proposte con intelligenza ed efficacia oramai da anni dal mensile di formazione e informazione apologetica Il Timone, diretto a Milano da Gianpaolo Barra. Il risultato è un ottimo «manualetto del pompiere», indispensabile per gettare acqua sui fuochi appiccati dai troppi piromani sconclusionati e folli che sul tema si scatenano a cicli continui e in orari determinati. Questo kit di «pronto intervento» ricorda infatti parole, gesti e segni ben diversi da quelli che un po’ tutti crediamo maldestramente di conoscere sull’argomento. Ricorda che sono stati gli ebrei per primi a difendere l’operato del venerabile Pio XII (almeno sin quando, svanita certa memoria, alcuni di loro hanno cominciato a prestare malamente orecchio a calunnie false e gratuite). Ricorda che la macchina del fango sul pontefice iniziò nel momento in cui la propaganda sovietica intuì di poter trarre vantaggio enorme dallo sporcare il Soglio di Pietro con l’accusa più infamante. Ricorda che poi la cosa è proseguita tracimando nel pensiero liberal e relativista dei più di oggi, i quali, non certo hard-liner come i vetero-comunisti, ne hanno però a dovere bevuto tutte le menzogne, trasformandosi in insperati e gratuiti apologeti del nulla.

Il Papa che difese gli ebrei dal nazismo di Tornielli è insomma un ottimo antiodo al morbo dell’antimemoria e il suo titolo un biglietto da visita che mette già adeguatamente la palla al centro. Costa il sudore delle fatidiche sette camicie, ma ricordare ogni mattina, e pure tutti i pomeriggi, che la Chiesa Cattolica è da sempre l’unica garante dell’umanesimo autentico, per esempio in frangenti spinosi e sanguinosi come quello qui in oggetto, è indispensabile. È gratis, non si vincono medaglie, ma è la battaglia fondamentale per un’esistenza autenticamente a misura di uomo.

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