Il complotto contro Pio XII? Fu orchestrato dall’Unione Sovietica per diffamarlo… A raccontarlo il nuovo libro dell’ex capo degli 007 rumeni…

di Antonino D’Anna, da Affari Italiani (24/08/2012)

Pio XII è stato oggetto di un complotto diffamatorio voluto dai sovietici alla fine degli anni ‘60. Si spiegherebbe così la leggenda nera sui presunti silenzi di Eugenio Pacelli nei confronti dell’Olocausto. A sostenere questa tesi – che presto sarà pubblicata in un volume scritto a quattro mani con lo storico americano Ronald Rychlak – è il generale Ion Mihai Pacepa, ex capo dei servizi segreti rumeni che ha disertato negli USA nel 1978. Pacepa, che ha già accennato al complotto nel 2007 al giornale americano National Review Online, spiegò come dopo l’opera di Rolf Hochhuth Il Vicario (scritta nel 1963, rappresentata a Roma nel 1965 e contornata da uno strascico di polemiche che portò alla revisione, avvenuta nel 1984, del Concordato Stato-Chiesa voluto da Benito Mussolini nel 1929) fosse stata il perno di una campagna diffamatoria contro Pio XII a quasi dieci anni dalla sua morte (9 ottobre 1958). L’operazione, chiamata “Seat 12”, (Seggio 12).

LE IDAGINI – Una tesi che ha trovato scettici anche alcuni sostenitori della figura di papa Pacelli, come Ronald Rychlak, professore di diritto negli States, membro della delegazione della Santa Sede presso l’Onu e tra i maggiori studiosi del pontificato di Pio XII (fa altresì parte della Fellowship of Catholic Scholars – Associazione degli Intellettuali Cattolici – che vede il proprio lavoro intellettuale al servizio di Dio e per la testimonianza del cattolicesimo). Rychlak, in una lunga conversazione con l’agenzia di stampa cattolica Zenit, ha raccontato delle sue indagini riguardo alle dichiarazioni di Pacepa: dapprima scettico, si è gradualmente convinto al punto che pubblicherà a breve un libro, dal titolo Disinformazione, scritto a quattro mani con l’ex capo degli 007 rumeni.

UN COLPO DI SCENA PER PIO XII BEATO? – Il docente ha raccontato di aver intrattenuto con Pacepa una corrispondenza durata tre anni. Il volume, che avrà una prefazione dell’ex direttore della CIA James Woolsey, viene visto da parte dei sostenitori di Pio XII come il punto di svolta verso la definitiva assoluzione del pontefice dalle accuse di chi lo ha visto come “papa di Hitler”, “papa nazista” o addirittura disinteressato della sorte degli Ebrei rinchiusi nei lager voluti dal nazismo. Un testo che potrebbe quindi dare una forte mano alla Chiesa per portare a termine l’ormai annosa causa di beatificazione di papa Pacelli, sulla quale al momento Benedetto XVI avrebbe deciso di soprassedere, proprio per gli attriti che una tale decisione – nelle condizioni attuali – porterebbe nei confronti degli Ebrei. È altrettanto vero che nel luglio scorso il Sacrario di Yad Vashem, che a Gerusalemme ricorda la Shoah, ha murato una lapide dai toni più smorzati verso Pio XII, parlando di “moral failure” (mancanza morale) in merito al comportamento del Papa verso le persecuzioni contro gli Ebrei. Una dicitura che attenua la vecchia lapide, murata nel 2007, dal tono molto più critico.

IL “FRAMING” CONTRO IL PAPA – Pacepa sostiene che esistano: “Una quantità di prove di un certo peso che dimostrano come il ritratto di Pio XII come papa di Hitler è nato a Mosca”. Questo perché bisognava – ha aggiunto – “conoscere attentamente la scienza segreta del Cremlino, capace di cambiare il passato secondo le necessità del presente”. Nel gergo del KGB questo cambiamento del passato fu denominato “framing” (montaggio). Cento, mille tessere (rappresentate da altrettanti  documenti) prodotte da un team e riunite in un unico ritratto diffamatorio. Pacepa ha ammesso di essere stato implicato, sia pure in maniera marginale, in quest’operazione, ma di non sapere “quale sarebbe stata l’immagine finale” cucita addosso a Pacelli. Si tratta di un metodo sviluppato al tempo di Stalin, negli anni ‘30, e nel quale il KGB era maestro.

STALIN CONTRO IL VATICANO – La tesi portata avanti dall’ex generale sostiene che l’operazione contro il Papa sarebbe cominciata nel 1945, dopo la fine della guerra e sarebbe stata voluta da Stalin per distruggere i cattolici ucraini, ultima sacca di Roma in terra sovietica (la Chiesa ortodossa, da sempre, ha invece avuto un rapporto di convivenza/cooperazione con lo Stato). Per questo motivo Stalin cercò di dipingere Pacelli come collaboratore del nazismo e feroce campione dell’anticomunismo, fino a definirlo nel corso di una trasmissione su Radio Mosca nello stesso anno come: “Papa di Hitler”. Pacelli seppe parare il colpo definendo il nazismo come “spettro satanico” dalle onde di Radio Vaticana, bloccando l’attacco di Stalin e incassando in quel periodo il rispetto di Winston Churchill e Albert Einstein per aver difeso le minoranze religiose. Negli anni ‘60, però, Mosca torna alla carica, forte del fatto che si possono influenzare le giovani generazioni. Per Pacepa, l’operazione Seat 12 avrebbe avuto perno nell’opera Il Vicario, sostenendo che Hocchuth volesse screditare gli anticomunisti. E che il testo dell’opera contenga “prove inconfutabili della mano del KGB” dietro l’opera del drammaturgo tedesco. Non è tutto: uno dei migliori amici di Hocchuth sarebbe David Irving, noto negazionista dell’Olocausto.

CHI NON CI CREDE – Lo storico Dan Michman, direttore della Scuola di studi internazionali dello Yad Vashem, sostiene che sia “Virtualmente impossibile – come ha detto a Zenit – che i sovietici abbiano potuto falsificare così tanti documenti dispersi in così tanti archivi, in Europa come fuori dal Vecchio continente” e che quindi la teoria della cospirazione non sembrerebbe così suffragabile.

CHI CI CREDE – A credere alla tesi di Pacepa è invece Gary Krupp, fondatore della fondazione Pave The Way, per la comprensione tra le religioni, per il quale nessuno sostiene che i sovietici abbiano cambiato la storia, ma di aver dato il la alla leggenda nera di Pio XII. Nel frattempo, il mistero continua. Almeno fino a quando non saranno aperti i faldoni dell’Archivio Segreto Vaticano risalenti agli anni dopo il 1939, e dunque in grado di coprire (e chiarire) i 19 anni di pontificato pacelliano, dal 1939 al 1958.

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