L’ex 007 rumeno conferma: “La leggenda contro Pio XII è creata dai sovietici”

A breve verrà pubblicato un libro scritto dall’ex agente segreto e lo storico Ronald Rychlak.

di Mattia Ferrari, da UCCR (06/09/2012)

La cosa forse più bizzarra nelle polemiche riguardanti Pio XII è il mutato atteggiamento degli ebrei nei suoi confronti. Se durante la sua vita fu ringraziato da parecchi di loro per l’aiuto offertogli durante la guerra, tanto che alla vigilia della sua morte la stessa Golda Meir ebbe per lui parole d’elogio, negli anni successivi verrà invece accusato da molti del fatto di non aver denunciato pubblicamente l’Olocausto e di non avere fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per fermare il genocidio.

Uno dei motivi di questa triste svolta è dovuto probabilmente alla messa in scena dell’opera di Rolf Hocchuth, Il Vicario. In questa opera teatrale, Pio XII venne raffigurato come un freddo e spietato uomo di potere, preoccupato della salvaguardia dei suoi tesori e indifferente verso la sorte degli ebrei. L’opera ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica sebbene fosse dal punto di vista storico gravemente carente tanto da essere oggi ritenuta inattendibile anche da storici non vicini alla Chiesa. Si scoprì in seguito, inoltre, che il drammaturgo tedesco era nientemeno che un amico e difensore del noto negazionista David Irving.

Un ulteriore ombra su questo lavoro è data della ammissione dell’ex capo dei servizi segreti rumeni, il generale Ion Mihai Pacepa, che sostiene che esistano «una quantità di prove di un certo peso che dimostrano come il ritratto di Pio XII come “papa di Hitler” sia nato a Mosca». L’ex agente segreto spiega infatti, che negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica cercò di dipingere Pacelli come un feroce collaboratore del nazismo per combattere l’anticomunismo della Chiesa. Vennero perciò falsificati dei documenti per provare la colpevolezza del papa ed è attraverso questo materiale che Hocchuth prenderà spunto dall’opera. La tesi di Paceva verrà pubblicata in un volume dal titolo Disinformazione scritto a quattro mani con lo storico americano Ronald Rychlak, inizialmente scettico.

L’attendibilità della tesi di Pacepa è ancora oggetto di controversie tra gli storici, ciò che invece è certo e documentato è il dissidio esistente tra il Vaticano e il nazismo. Basta pensare che già Pacelli, ancora prima di diventare pontefice, ebbe modo di condannare il neopaganesimo dei nazisti, affermando a ridosso della pubblicazione dell’enciclica Mit brenneder sorge: «Il movimento del Reich si è sempre più compromesso con delle idee, degli orientamenti e dei gruppi ideologici, il cui obiettivo è quello di distruggere la fede cristiana e asservire la Chiesa». È altamente improbabile, del resto, che una pubblica denuncia sarebbe stata in grado di fermare lo sterminio, anzi probabilmente avrebbe scatenato ulteriori rappresaglie aumentando il numero dei morti e scatenato nuove polemiche.

Lo ha bene affermato il vescovo Jorge Mejia: «Se Pio XII avesse condannato i crimini di Hitler, tenendo conto delle possibili conseguenze di un tale passo, il mondo oggi s’indignerebbe per il fatto che per salvare la propria immagine, avrebbe esposto la vita di innocenti».

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