[…] ‎Dinanzi all’evento inenarrabile della venuta del Verbo divino nel mondo, dinanzi a questo fatto eccellentissimo sopra tutti gli altri nella storia del genere umano, degno pertanto di suprema ammirazione, non tutti gli uomini s’inchinano adorando, quasi prigionieri della loro stessa piccolezza, quasi incapaci d’immaginare le possibilità dell’infinita grandezza. Altri poi, spettatori dell’enorme sviluppo della scienza moderna, che ha esteso la cognizione ed il potere dell’uomo fin verso gli spazi astrali, quasi accecati dal fascino dei propri risultati, non sanno ammirare che le « grandezze dell’uomo », chiudendo volontariamente gli occhi alle « grandezze di Dio ». Ignari o dimentichi che Dio sta anche più in alto dei cieli stessi e che il suo trono poggia sopra i vertici delle stelle (cfr. Job 22, 12), essi non ravvisano più la verità ed il senso dell’inno, cantato dagli Angeli sopra la grotta, ove si manifestò la suprema divina grandezza: «Gloria in excelsis Deo»; ma sono, al contrario, tentati di sostituirlo con l’altro di «gloria in terra all’uomo», all’uomo che tanto idea ed effettua, quindi all’«homo faber», come viene designato da alcuni filosofi, essendosi rivelato tale in opere che sembrano sorpassare ogni umana misura. […]

Pio XII, Radiomessaggio ai fedeli e ai popoli del mondo intero per il Natale, 22 dicembre 1957

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