Pio XII, la verità e le leggende nere

Pubblicati da Yad Vashem gli atti del convegno a porte chiuse che si tenne nel 2009 e che ha portato al cambiamento della discussa didascalia posta sotto l’immagine di Pacelli.

ANDREA TORNIELLI (10/01/2012)

È in vendita da qualche giorno, nella libreria dello Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme, il volume intitolato Pius XII and the Holocaust. Current state of reserach (278 pagine), curato da David Bankier, Dan Michman e Iael Nidam Orvieto. Il libro, dedicato a discutere la figura di Papa Pacelli e il suo comportamento durante la persecuzione degli ebrei, trascrive fedelmente la dicussione avvenuta durante il workshop internazionale che si tenne – a porte chiuse – proprio allo Yad Vashem nel marzo 2009.

Un confronto serrato tra studiosi venuti da ogni parte del mondo per confrontarsi su Pio XII. Il convegno era stato organizzato dall’Istituto internazionale per le ricerche sull’Olocausto e dall’Istituto teologico salesiano di Gerusalemme. All’inaugurazione aveva partecipato anche il nunzio apostolico in Israele.

L’appuntamento del marzo 2009 si tenne a poca distanza dal pellegrinaggio di Benedetto XVI in Israele, che era stato preceduto da alcune polemiche relative alla didascalia posta sotto la foto di Pio XII nel museo, considerata dalla Santa Sede troppo negativa e poco fondata nel suo giudizio sul Pontefice regnante negli anni della Seconda guerra mondiale.

Ma l’intenzione di David Bankier, responsabile dell’Istituto di ricerca sull’Olocausto dello Yad Vashem dal 2000 al 2010, prematuramente scomparso, non era affatto quella di discutere su Pio XII sotto l’impulso di spinte politico-diplomatiche legate alla prossima visita papale. L’intenzione degli organizzatori è stata sempre soltanto quella di promuovere un serio dibattito, fondato sui documenti e sulle ricerche più recenti.

Dal confronto avvenuto in quei giorni a Gerusalemme è venuta la decisione dei responsabili di Yad Vashem di cambiare, l’anno scorso, la didascalia su Pacelli moderandone significativamente il contenuto e presentando la sua figura in modo più complesso e obiettivo. Una decisione che ha suscitato polemiche fuori e dentro Israele ma che è stata difesa dai ricercatori di Yad Vashem che l’hanno motivata con ragioni scientifiche e dunque per nulla legate a motivi politici, diplomatici o legati al dialogo ebraico-cristiano. Ora finalmente, dopo una lunga gestazione, vede la luce anche il volume degli atti, accompagnato da una sezione di documenti che sono stati presentati durante la discussione a porte chiuse. Particolarmente significative, tra le novità emerse da quell’incontro – al quale parteciparono tra gli altri Thomas Brechenmacher, Jean-Dominique Durand, Dan Michman, Sergio Minerbi, Matteo Luigi Napolitano, Paul O’Shea, Michael Phayer, Dina Porat e Susan Zuccotti – gli esiti della ricerca della storica suor Grazia Loparco, che sta lavorando nella raccolta di documenti e testimonianze relative alle istituzioni cattoliche italiane che aprirono le loro porte agli ebrei perseguitati.

Soltanto per ciò che riguarda la città di Roma, su circa 750 case religiose (475 femminili e 270 maschili), «abbiamo notizia certa – scrive Loparco – di più di 200 femminili, almeno 220, e almeno 70 maschili che nascosero ebrei. Il fatto che non si siano reperite finora informazioni sicure relative ad altri istituti, non dimostra che l’assistenza non fu più estesa, perché le condizioni oggettive consigliavano prudenza e diversi testimoni orali affermano che allora non si pensava a scrivere, perché era rischioso».

Molto si è discusso su quanto Pio XII abbia influito nella decisione di questi conventi. Ma appare piuttosto evidente, visto il numero delle istituzioni coinvolte e in particolare un articolo pubblicato su «L’Osservatore Romano» del 25-26 ottobre 1943, alcuni giorni dopo la razzia del ghetto di Roma, che queste iniziative avevano ottenuto l’avallo del Pontefice.

Un secondo convegno a porte chiuse sulla figura di Pio XII e sui problemi ancora aperti si è tenuto lo scorso 12 e 13 novembre, organizzato dallo storico Edouard Housson presso l’Università La Sorbonne di Parigi.

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