Quando il nazismo “scomunicò” il Papa diplomatico

Parla il professor Pier Luigi Guiducci, docente di Storia della Chiesa all’Istituto Ecclesia Mater di Roma e all’Università Salesiana.

FABIO MANDATO (22/01/2013)

L’ultima fatica del professore Il terzo Reich contro Pio XII, indaga i rapporti tra il nazismo e la Chiesa Cattolica, lungo lavoro di scavo di testi archivistici di mezza Europa.

Quando nasce il Suo interesse verso i rapporti tra la Chiesa e i regimi?

Nella storia della mia famiglia alcuni membri si sono opposti a forme oppressive naziste. Mio nonno, in particolare, che era maresciallo della Polizia di Stato venne arrestato per aver liberato due giovani ebrei che gli erano stati dati in custodia dopo una retata. Un altro motivo che mi ha spinto a comprendere meglio i rapporti Chiesa-nazismo è stato quello di approfondire la figura di Pio XII, la cui memoria era stata gravemente offesa.

Quali sono stati gli ambiti della Sua ricerca e cosa ha potuto constatare su Papa Pacelli nei documenti nazisti?

La ricerca è stata orientata a individuare tutti quei documenti nazisti più riservati ove si parlava di Pio XII. Si voleva vedere cosa esattamente i nazisti pensassero di Papa Pacelli. La conclusione – dopo sette anni di lavoro e dopo aver consultato gli archivi di Germania, Francia, Svizzera, Italia, Russia e Israele – è che i gerarchi del Terzo Reich hanno sempre avuto una pessima opinione di Pio XII. Per loro il Pontefice era un nemico dello Stato.

Perché il Terzo Reich espresse valutazioni ostili verso il Pontefice?

Perché in una logica totalizzante, ove si volevano abolire le Chiese e fondare una sola chiesa nazionale tedesca, la figura di Pacelli era vista come quella di un resistente molto difficile da comprendere e da trattare.

Quale è stato l’apporto di Papa Pacelli a favore delle vittime del Nazismo? Quali azioni concrete?

Dai documenti nazisti che ho fatto tradurre, che ho studiato e che – infine – ho pubblicato in circa 400 pagine, risulta che lo spionaggio del Terzo Reich era al corrente delle operazioni umanitarie ideate, realizzate e proseguite nel tempo dalla Santa Sede. In particolare il Papa ha spinto verso una rete di solidarietà che ha coinvolto, in vario modo, i Paesi segnati dalla guerra. Concretamente il Pontefice si è mosso, in sintonia con la Croce Rossa Internazionale e con la DELASEM (associazione sorta a difesa degli ebrei), per evitare lo scoppio della guerra, per evitare l’entrata dell’Italia in guerra, per favorire una conferenza di pace durante il periodo bellico, per far nascondere i perseguitati, per aver notizie degli oppressi, per far liberare degli internati, per non far bombardare delle città italiane, per far cessare il rastrellamento degli ebrei il 16 ottobre del 1943, per far distribuire cibo e medicine nei campi di concentramento, per far arrivare aiuti economici, per sostenere quanti erano attivi in operazioni “a rischio” (fabbricazione di passaporti falsi, certificati di battesimo falsi…), per strappare dal carcere di via Tasso alcuni prigionieri e altro ancora.

Perché c’è stata una vasta storiografia che ha ventilato l’ipotesi di una Chiesa poco ostile al nazismo?

Perché sono state costruite delle disinformazioni che avevano due obiettivi: quello di indebolire la figura del Papa Pio XII, figura particolarmente ostile ai totalitarismi e al comunismo ateo, e quello di far convergere l’attenzione della gente verso Papa Pacelli così da mettere in ombra realtà terribili che solo in tempi successivi sono emerse a fatica: la non solidarietà di più Paesi verso gli Ebrei, l’intesa di ditte americane con il governo nazista (ad Auschwitz le calcolatrici usate erano targate IBM), il ruolo non chiaro della Svizzera, le decisioni di morte di Stalin, le protezioni di esponenti nazisti dopo la guerra da parte degli Alleati, gli esperimenti di eugenetica condotti in Paesi non nazisti, e altro).

Papa Pacelli: un prudente diplomatico? In questo senso, da storico, quanto ritiene abbia influito nel Novecento la capacità diplomatica dei Papi succedutisi al soglio per risolvere i conflitti internazionali?

Papa Pacelli è stato odiato dai nazisti (più dello stesso Pio XI) proprio perché si è comportato con loro “da diplomatico”: da una parte non spezzava una comunicazione formale per salvaguardare quei pochi aiuti che ancora si potevano far arrivare nei Paesi colpiti dalla guerra, e dall’altra operava in segreto per resistere al nazionalsocialismo (anche ricevendo interlocutori che intendevano neutralizzare Hitler e il suo staff). In tale contesto ogni riflessione sui Papi e i conflitti internazionali deve essere contestualizzata, non esiste una valutazione di tipo complessivo. Nel caso di Giovanni XXIII (crisi dei missili di Cuba) e di Giovanni Paolo II (disaccordo tra Argentina e Cile circa la sovranità delle isole del canale Beagle), ad esempio, alcune tensioni gravissime sono state superate. In altri casi lo sforzo diplomatico dei Pontefici non ha prodotto risultati.

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