Nuovo studio: i dollari di Pio XII per sconfiggere Hitler

Ricerca di Patricia McGoldrick pubblicata su “The Historical Journal”.

di Mattia Ferrari, da UCCR (07/06/2013)

Più passa il tempo e più la leggenda nera contro Papa Pacelli si sgretola perché sempre più nuovi elementi riaffiorano a smentire i suoi accusatori. L’ultimo di questi  riguarda una ricerca effettuata dalla storica Patricia McGoldrick che, studiando sulle carte contenute nei National Archives britannici, ha scoperto come il Vaticano abbia combattuto il nazismo anche attraverso investimenti finanziari.

Infatti, fin dall’inizio della seconda guerra mondiale, la Santa Sede decise di spostare i suoi titoli e le sue riserve auree dalle zone dominate dai nazisti verso le banche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna facendo degli USA il centro finanziario nella quale sostenere e amministrare la Chiesa Universale, investendo anche altri 10 milioni di dollari nell’economia americana. Protagonista di questa manovra finanziaria è stato Bernardino Nogara, membro della direzione della Banca Commerciale italiana che verrà chiamato nel 1929 alla guida delle finanze della Santa Sede.

Nei conti americani del Vaticano erano presenti principalmente i finanziamenti delle diocesi e i contributi dei fedeli e in misura minore (circa il 20%) i guadagni derivati dai titoli e dagli investimenti. Una parte del denaro è stato quindi investito nell’industria bellica statunitense, che pose fine alla bestialità di Hitler, mentre la maggior parte di esso è stato destinato in beneficenza per aiutare la comunità cattoliche perseguitate dall’occupante tedesco e per finanziare le attività umanitarie in favore delle truppe alleate e della popolazione vittima della guerra (Luca M. Possati, I dollari del papa contro Hitler, ”L’osservatore Romano”, 1 febbraio 2013).

Molto si sa sull’aiuto che Pio XII diede agli ebrei, ma pochi ricordano i soccorsi che diede a tutte le popolazioni vittime del conflitto. A tal proposito papa Pacelli creò durante la guerra un “Ufficio Informazioni” per aiutare la ricerca dei prigionieri e dei dispersi che rimarrà attiva fino al 1947. Durante gli anni di attività, l’Ufficio Informazioni elaborerà 2.100.000 schede sui prigionieri di guerra e vittime della persecuzione e inoltrerà poco meno di tre milioni di richieste di informazioni alle nunziature apostoliche, ai cappellani militari e alla Croce Rossa. Molta gente poté così avere notizie sui congiunti dispersi: ad esempio, fra il 1941 e il 1945 si esamineranno 102.026 domande ebraiche e si riuscirà a stabilire contatti con successo in 36.877 casi (cifra tutt’altro che trascurabile tenendo conto delle condizioni generali e, in particolare modo, dello stato delle comunicazioni dell’Europa Centrale e Orientale dove convergevano la maggior parte delle ricerche).

Un’altra risposta concreta del papa all’emergenza della guerra fu la “Commissione Soccorsi”: nata nel settembre del ’39 per dare assistenza e conforto materiale ai polacchi, aumentò sempre più il suo raggio d’azione con l’estendersi del conflitto, andando a ricoprire diverse attività (elargizione sussidi, intervento per l’incolumità delle popolazioni civili, interessamento di detenuti politici e condannati a morte, ecc. (si veda, Francesca di Giovanni, Le risposte alla guerra dalla Chiesa di Pio XII, “L’Osservatore Romano”, 17 aprile 2012). Per fare solo un esempio: nel 1944 a Roma Pio XII organizzò carichi di farina per la città dopo che aveva già provveduto a fornire oltre centomila pasti caldi al giorno.

Dai documenti si evince dunque che Pio XII fu un nemico di Hitler e un soccorritore dei perseguitati. Su questo la campo la ricerca storica ha acquisito prove inconfutabili, ma i “detrattori” molto spesso non si basano sulla storia.

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