Pio XII e il Concilio Vaticano II – Luci e ombre

di Piero Vassallo, da Riscossa Cristiana (10/02/2013)

La memoria del contributo di Pio XII alla preparazione del Concilio Vaticano II è l’argomento sviluppato egregiamente dagli autori (Nicola Bux, Peter Gumpel, Alexandra von Teffenbach, Emilio Artiglieri) degli interventi al convegno “Sulla via del Concilio Vaticano II: la preparazione sotto Pio XII”, ora raccolti nel volume Pio XII e il Concilio, edito in questi giorni da Cantagalli nella agitata e tormentata città del Monte dei Paschi.

È fuori di dubbio che Pio XII ha anticipato e motivato quelle che saranno le sacrosante intenzioni del Concilio Vaticano II, un fatto che gli autori del volume opportunamente documentano.

Von Teuffenbach sostiene legittimamente che “non è neppure pensabile un Concilio Vaticano II senza considerare il Magistero di Pio XII. Il Concilio Vaticano II riporta nei suoi documenti un numero impressionante di citazioni da questo Magistero, seconde solo alle citazioni della Sacra Scrittura”.

Monsignor Nicola Bux, dal suo canto, non può essere smentito quando conclude il suo intervento affermando che “Pio XII fu un papa riformatore che promosse lo sviluppo della liturgia con gradualità, per agevolare l’accettazione da parte dei fedeli. La dottrina della Chiesa quale corpo unito a Cristo e quella del culto integrale, cioè dell’intero corpo di Cristo, capo e membra, sono inscindibili: merito della riforma avviata dal grande Pontefice che ha preparato il Vaticano II”.

Le buone intenzioni sono peraltro leggibili fra le righe dei documenti conciliari. Vero è che Monsignor Brunero Gherardini, un teologo immune dal buonismo, ha riconosciuto che: “Il respiro soprannaturale è tutt’altro che assente dal Vaticano II grazie alla sua aperta confessione trinitaria, alla sua fede nell’incarnazione e redenzione universale del Verbo, al radicato convincimento circa l’universale chiamata alla santità, alla riconosciuta e professata causalità salutare dei sacramenti, alla sua alta considerazione del culto liturgico ed eucaristico in special modo, alla sacramentalità salvifica della Chiesa, alla devozione mariana teologicamente alimentata ” [1].

Monsignor Gherardini non si nasconde tuttavia, che l’esorbitanza dell’ammirazione nutrita da teologi modernizzanti davanti all’immaginario mondo nuovo edificato dalle ideologie, ha spalancato le porte della Chiesa a “Un ottimismo superficiale e malaccorto, in contraddizione a prudenza e carità, trasse inaspettatamente conseguenze inaudite dal fatto che tutte le genti costituiscono una sola comunità, hanno una sola origine perché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra ed hanno pure un solo fine ultimo, Dio” [2].

Purtroppo l’immotivata ammirazione/confusione davanti al “moderno” ha lasciato nei documenti conciliari una traccia non conforme all’insegnamento di Pio XII.

Di qui la fragilità di alcuni testi conciliari, che sono finalmente criticati da Benedetto XVI, il quale, a proposito della Gaudium et Spes, ha affermato: “Dietro l’espressione vaga mondo di oggi vi è la questione del rapporto con l’età moderna. Questo non è riuscito nello schema XIII. Sebbene la costituzione pastorale esprima molte cose importanti per la comprensione del mondo e dia rilevanti contributi sulla questione dell’etica cristiana, su questo punto non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale”.

Benedetto XVI ha indicato altresì i limiti della Nostra aetate, rammentando che nel processo di recezione del Concilio ecumenico Vaticano II “è via via emersa anche una debolezza di questo testo di per sé straordinario: esso parla della religione solo in modo positivo e ignora le forme malate e disturbate di religione, che dal punto di vista storico e teologico hanno un’ampia portata, per questo sin dall’inizio la fede cristiana è stata molto critica, sia verso l’interno sia verso l’esterno della religione”.

Il prezioso lavoro degli studiosi che documentano il decisivo contributo di Pio XII alla elaborazione del progetto conciliare, oltre che ristabilire una verità storica, è un incoraggiamento rivolto ai teologi e agli studiosi (mons. Gherardini, Paolo Pasqualucci, Roberto De Mattei) che stanno lavorando alla pulitura delle ragnatele modernistiche deposte sui documenti del Vaticano II da teologi che vedevano lo splendore della novità nella decomposizione delle decrepite ideologie.

NOTE

[1] Cfr.: “Quale accordo fra Cristo e Beliar?”, Fede e Cultura, Verona 2009, pag. 78

[2] Cfr.: “Quale accordo fra Cristo e Beliar?”, Fede e Cultura, Verona 2009, pag. 31

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