Ancora su Pio XII e gli ebrei. Stavolta “The Guardian” difende il Papa

«The Guardian» anticipa i risultati di una ricerca che ha raccolto documenti e testimonianze sull’attività di Pio XII a favore degli ebrei. [Pubblichiamo in una nostra traduzione un articolo apparso sul quotidiano inglese «The Guardian» il 9 febbraio].

di Dalya Alberge

Pio XII è stato a lungo vilipeso come “Papa di Hitler”, accusato di non aver condannato pubblicamente il genocidio degli ebrei in Europa. Ora un autore britannico ha portato alla luce  ricco materiale che, secondo quanti sono addentro alle questioni vaticane, ne ripristinerà la reputazione, rivelando il ruolo da lui svolto nel salvare vite e contrastare il nazismo. Gordon Thomas, protestante, ha avuto accesso a documenti vaticani inediti e ha rintracciato le vittime, sacerdoti e altri, che non avevano mai raccontato prima la loro storia.

The Pope’s Jews. The Vatican’s Secret Plan to Save Jews from the Nazis, la cui pubblicazione è prevista il mese prossimo, illustra nei dettagli come Papa Pio xii abbia dato la sua benedizione all’istituzione di case sicure in Vaticano, e anche nei conventi e nei monasteri in Europa. Sovrintese a un’operazione segreta, con nomi in codice e documenti falsi per sacerdoti che rischiavano la propria vita per dare rifugio agli ebrei, alcuni dei quali furono perfino fatti cittadini vaticani.

Thomas mostra, per esempio, che ai sacerdoti furono date istruzioni per rilasciare certificati di battesimo a centinaia di ebrei nascosti a Genova, a Roma e in altre parti d’Italia. Oltre duemila ebrei in Ungheria ricevettero documenti prodotti in Vaticano, che li identificavano come cattolici, e una rete salvò dei cattolici tedeschi portandoli a Roma. Il Papa nominò un sacerdote, che aveva a disposizione vasti fondi per acquistare cibo, abiti e medicinali. Oltre quattromila ebrei furono nascosti nei conventi e nei monasteri italiani.

Durante e subito dopo la guerra, il Papa era considerato un salvatore degli ebrei. Diversi leader della comunità ebraica — come per esempio il rabbino capo di Gerusalemme nel 1944 — affermarono che il popolo d’Israele non avrebbe mai dimenticato ciò che lui e i suoi delegati «stanno facendo per i nostri fratelli e le nostre sorelle sfortunati in questa tragica ora». I giornali ebrei in Gran Bretagna e negli Stati Uniti fecero eco a questo elogio e Hitler lo marchiò come «amico degli ebrei».

Questa immagine, però, si guastò negli anni Sessanta dello scorso secolo, grazie all’antagonismo sovietico nei confronti del Vaticano  e all’opera teatrale tedesca Il vicario, che denigrava il Papa, accusandolo di silenzio e d’inattività riguardo agli ebrei. Questa tendenza s’intensificò ulteriormente con la pubblicazione di Il Papa di Hitler di John Cornwell.

Tuttavia, come segretario di Stato vaticano, prima della guerra il futuro Papa diede il proprio contributo all’enciclica accusatoria Mit brennender sorge, del 1937,  e, come Pio xii, pronunciò molti discorsi di condanna, all’epoca largamente interpretati — anche da leader e giornali ebrei — come chiare condanne della politica razziale di Hitler. A causa del linguaggio tradizionalmente diplomatico del Vaticano, l’accusa secondo cui Pio xii non si sarebbe pronunciato si è però inasprita.

Il professor Ronald J. Rychlak, autore di  Hitler, the War and the Pope, ha scritto: «Gordon Thomas ha trovato fonti primarie (…) Ha rintracciato familiari, documentazioni originali, e ha ricostruito quella che era la percezione universale prima degli anni Sessanta. Mostra ciò che all’epoca tutti — vittime, soccorritori e cattivi — sapevano: Pio XII era un gran sostenitore delle vittime dell’olocausto».

Alla domanda sul perché la Chiesa ha reso il materiale accessibile solo ora, o, laddove le storie erano note, non ha dato loro più ampia diffusione, Thomas ha risposto: «La Chiesa pensa nei secoli. Se un dibattito si protrae per cinquant’anni, che cosa cambia?».

William Doino, storico del Vaticano, ha definito la ricerca di Thomas «unica e innovativa». Ha parlato dei nuovi spunti offerti dal libro, per esempio riguardo al sacerdote irlandese Hugh O’Flaherty: «Tutti lo hanno sempre elogiato perché ha aiutato gli ebrei ed è sfuggito alla cattura. Gli hanno dedicato un film, Scarlatto e nero, con Gregory Peck. Ma dicono sempre che agiva di propria autorità e che Papa Pio o non era interessato o non gli dava nulla. Gordon ha parlato a lungo con la famiglia di O’Flaherty, che gli ha consegnato la corrispondenza privata e ha raccontato che O’Flaherty aveva detto che tutto era stato fatto con la cooperazione di Pio XII».

Il libro narra anche la storia di Vittorio Sacerdoti, un giovane medico ebreo che ha potuto lavorare in un ospedale del Vaticano, inventando una falsa malattia mortale che scoraggiò i tedeschi dall’entrarvi. A dozzine di falsi pazienti venne insegnato a tossire in modo convincente. Thomas ha intervistato la cugina di Sacerdoti, che ha ricordato come da bambina era stata tra i suoi pazienti e che «sentiva che non c’era nulla che non andava in lei, ma doveva tossire regolarmente in corsia».Anche il Vaticano è entusiasta di The Pope’s Jews, al punto da sostenere un film documentario progettato da un produttore britannico, che ne ha acquistato i diritti.

Allen Jewhurst, che ha prodotto documentari per «Panorama» dell’emittente televisiva Bbc, ha affermato che, con oltre un miliardo di cattolici nel mondo, l’interesse per questa storia è grande. Dopo avere incontrato due cardinali in Vaticano, lui e Thomas sperano ora di ottenere l’accesso esclusivo agli archivi. «Speriamo che questo possa essere un film definitivo», ha detto Jewhurst. Thomas, che è anche autore del libro Voyage of the Damned, sui rifugiati ebrei, ha poi ricordato: «In Vaticano hanno detto “che bello, finalmente viene fuori la verità”».

©L’Osservatore Romano – 12 febbraio 2013

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