L’eco di Pio XII

Scritto da Marco Mancini (02/06/2013)

“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”. Era il 24 agosto 1939 e il mondo stava per sprofondare nel peggiore conflitto della sua storia. Una settimana più tardi le truppe tedesche avrebbero attaccato la Polonia dando il via a quella spirale di devastazione che avrebbe cambiato la Terra da lì all’agosto 1945. Ma dal Vaticano Papa Pio XII tentò l’impossibile, con un accorato radio messaggio per implorare la pace. Oggi quelle parole del Pontefice Defensor Civitatis suono risuonate – a quasi 74 anni di distanza – dalla finestra del Palazzo Apostolico attraverso la voce di Papa Francesco. “Tutto si perde con la guerra. Tutto si guadagna con la pace”, ha detto il Pontefice citando implicitamente il Venerabile Pio XII, la cui causa di beatificazione è ancora all’esame della Congregazione delle Cause dei Santi. L’incessante impegno di Eugenio Pacelli in difesa della pace, nonostante le tante accuse che gli sono piovute addosso, è sempre stato riconosciuto negli ultimi otto anni da Benedetto XVI che ha più volte citato come esempio luminoso il suo predecessore.

Il 18 settembre 2008, ad esempio, Papa Ratzinger ricordò come Pacelli ‘non risparmiò sforzi, ovunque fosse possibile, per intervenire direttamente oppure attraverso istruzioni impartite a singoli o ad istituzioni della Chiesa cattolica in loro favore’. Pio XII – aggiunse poi Benedetto – intervenne ‘in modo segreto e silenzioso proprio perché, tenendo conto delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, solo in tale maniera era possibile evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei’. La sua opera – concluse – è stata ‘riconosciuta ed apprezzata durante e dopo il tremendo conflitto mondiale da comunità e personalità ebraiche che non mancarono di manifestare la loro gratitudine per quanto il Papa aveva fatto per loro’. In occasione del 50° anniversario della morte di Papa Pacelli, Benedetto XVI parlò della sua eredità come di un ‘poliedrico e fecondo magistero che resta anche per i cristiani di oggi di un valore inestimabile’.

Il 9 ottobre 2008 – a 50 anni esatti dalla morte di Pacelli – Benedetto XVI celebrò una messa solenne in San Pietro ed ebbe modo di sottolineare nuovamente come Pio XII ‘deplorò la situazione delle centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento, con un chiaro riferimento alla deportazione e allo sterminio perpetrato contro gli ebrei. Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei’. Il Papa fu ringraziato – aggiunse Ratzinger – ‘dalle più alte autorità del mondo ebraico, come ad esempio, dal Ministro degli Esteri d’Israele Golda Meir, che così scrisse: Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime, concludendo con commozione: Noi piangiamo la perdita di un grande servitore della pace’.

Benedetto XVI non mancò di ricordare il coraggio e le azioni intraprese da Pacelli neanche nel corso della visita alla Sinagoga di Roma nel gennaio 2010. ‘Anche la Sede Apostolica – rammentò Ratzinger – svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta’. E la Sede Apostolica, in quegli anni bui, era guidata proprio da Papa Pacelli.

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