«Pio XII fu pronto a condividere le sofferenze della sua gente»

Francesco ricorda i 70 anni dal bombardamento di San Lorenzo e dice che Papa Pacelli era un pastore che stava in mezzo al suo gregge.

ANDREA TORNIELLI (19/07/2013)

Pio XII anche in occasione del bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma, «si mostrò pastore premuroso che sta in mezzo al proprio gregge, specialmente nell’ora della prova, pronto a condividere le sofferenze della sua gente». Lo afferma Francesco in una lettera al suo vicario per Roma, il cardinale Agostino Vallini, nella quale ricorda i settant’anni dal devastante bombardamento di Roma, nella zona di San Lorenzo. Il Papa manifesta innanzitutto la sua spirituale vicinanza a quanti oggi nella Basilica di San Lorenzo fuori fanno memoria «del violento bombardamento del 19 luglio 1943, che inflisse danni gravissimi all’edificio sacro e a tutto il quartiere, come pure ad altre aree della città, seminando morte e distruzione». Francesco prega per i morti e parla «di rinnovata meditazione intorno al tremendo flagello della guerra, come pure espressione di gratitudine verso colui che fu padre sollecito e provvido». «Mi riferisco al venerabile Pio XII – ha scritto Francesco – il quale, in quelle ore terribili, si fece vicino ai suoi concittadini così duramente colpiti. Papa Pacelli non esitò a correre, immediatamente e senza scorta, tra le macerie ancora fumanti del Quartiere di San Lorenzo, per soccorrere e consolare la popolazione sgomenta. Anche in quell’occasione – ha aggiunto Bergoglio – si mostrò pastore premuroso che sta in mezzo al proprio gregge, specialmente nell’ora della prova, pronto a condividere le sofferenze della sua gente». Insomma, parafrasando l’omelia del Giovedì Santo del Pontefice argentino si potrebbe parlare di Pacelli come di un pastore «con l’odore delle pecore». «Con lui – ha detto ancora Francesco – vorrei ricordare tutti coloro che, in un momento così drammatico, collaborarono nell’offrire aiuto morale e materiale, nel lenire le ferite del corpo e dell’anima e nel prestare assistenza ai senza casa. Tra gli altri, desidero fare menzione di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, allora Sostituto della Segreteria di Stato, che accompagnò Pio XII nella visita al quartiere appena devastato dalle bombe». Per Francesco, il gesto di Papa Pacelli è il segno «dell’opera incessante della Santa Sede e della Chiesa nelle sue varie articolazioni, parrocchie, istituti religiosi, convitti, per dare sollievo alla popolazione. Tanti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose a Roma e in tutta Italia furono come il Buon Samaritano della parabola evangelica, chinatosi sul fratello nel dolore, per aiutarlo e donargli consolazione e speranza. Fu quella una gara di carità che si estendeva ad ogni essere umano in pericolo e bisognoso di accoglienza e di sostegno». Infine, il Papa chiede che nel giorno in cui si ricorda il bombardamento, si facciano risuonare ancora una volta le parole del radiomessaggio di Pio XII dell’agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra». «La pace – conclude Francesco, prima di affidare gli abitanti di San Lorenzo alla Madonna Salus Populi Romani – è un dono di Dio, che deve trovare anche oggi cuori disponibili ad accoglierlo e ad operare per essere costruttori di riconciliazione e di pace».

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