E Washington risarcì per le bombe sui rifugiati di Pio XII

Myron C. Taylor, rappresentante personale del presidente degli Stati Uniti Roosevelt presso la Santa Sede dal 1939, pubblicò nel 1947 la corrispondenza intercorsa durante la Seconda guerra mondiale tra il presidente e Pio XII. Tra queste lettere ce n’è una del 10 luglio 1943 nella quale si annunciano lo sbarco e le operazioni militari americane e britanniche Pio XII riceve in udienza il delegato apostolico negli Stati Uniti monsignor Amleto Giovanni Cicognani (maggio 1955) sul suolo italiano. Nell’agosto 1943 Taylor ricevette da Harold Tittmann, incaricato d’affari e suo assistente, su istanza della Santa Sede, una descrizione dettagliata della tenuta di Castel Gandolfo per predisporre misure atte a evitare il bombardamento della residenza papale. Al contempo il presidente degli Stati Uniti rassicurava il Papa che sarebbero stati rispettati lo status neutrale della Città del Vaticano e quello dei Papal domains in Italia. Le garanzie non furono tuttavia sufficienti: casualmente furono colpiti dai bombardamenti due edifici della residenza papale. La Villa, come una gigantesca Arca di Noè, a quel momento ospitava quindicimila sfollati. Fu colpita in quattro riprese: 2 e 10 febbraio, 31 maggio e 4 giugno del 1944 con centinaia di vittime. Anche la Villa di Propaganda Fide – pure essa rifugio di sfollati e insieme a rifugiati politici e famiglie di ebrei – subì attacchi aerei il 2, 7 e 10 febbraio 1944 (morirono più di cinquecento persone e il palazzo fu distrutto). Gli americani addussero come scusante il fatto che i possedimenti papali erano “saturi dei tedeschi”. Diversa la realtà. Alcuni documenti conservati nel Bureau of European Affairs, presso l’Office of Italian Affairs e consultabili presso l’Archivio Nazionale di Washington permettono di ricostruire la vicenda del risarcimento dei danni. Finita la guerra la Santa Sede protestò chiedendo i risarcimenti a decorrere dal 1948. Casi simili si verificarono anche in altri Stati neutrali quali il Portogallo e la Svizzera. A essi gli Stati Uniti riconobbero una somma corrispondente al valore della valuta al momento del pagamento dell’indennizzo. Ma per la Santa Sede il trattamento fu diverso: ci volle una lunga trattativa per arrivare alla conclusione della questione, trattativa condotta con l’incessante interessamento della diplomazia vaticana. L’indignazione di Pio XII, espressa nel giugno 1954, nell’udienza all’ambasciatore Taylor, inclinò l’amministrazione americana a riprendere e risolvere la questione. L’8 febbraio 1956, in un incontro tra il sottosegretario di Stato Robert D. Murphy e il delegato apostolico monsignor Amleto Cicognani, si concordò di accettare la stima fatta dall’esercito americano pari a lire 96.419.935, anziché quella proposta dalla Santa Sede pari a lire 190.956.998. Alla fine si applicò alla valuta il cambio in vigore nel 1945, anziché quello del 1956, erogando la considerevole somma di dollari 964.199,35.

11 agosto 2013

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