«Pio XII, resistenza passiva contro i nazisti»

L’analisi dello storico Guiducci: il pontefice personaggio scomodo per Berlino.

Francesco Cardella (11/09/2013)

Una ricerca durata quasi sette anni tra nuove fonti da codificare, vecchi indizi da rileggere e un criptato idioma “hitleriano” da comprendere. Per lo storico Pier Luigi Guiducci, scrittore e docente di Storia della Chiesa all’Università pontificia salesiana di Roma, la figura di Pio XII andava rivalutata, riletta, anzi (ri)disegnata del tutto, riproponendo in tal modo una diversa interpretazione di una significativa parte del rapporto tra la Chiesa e il nazismo di Hitler. Un percorso che lo studioso romano ha tradotto nel testo “Il Terzo Reich contro Pio XII – Papa Pacelli nei documenti nazisti” (Ed. San Paolo 2013), opera illustrata ieri nella sede della Camera di commercio, teatro del secondo appuntamento degli “Incontri con l’autore” a cura della Cattedra di San Giusto della Diocesi in collaborazione con il Club della Repubblica; incontro corredato anche da un intervento musicale, quello del chitarrista classico triestino Ennio Guerrato.

Le problematiche dell’antisemitismo, la reale o “diplomatica” contrapposizione della Chiesa cattolica, l’impegno pastorale contro la diga politica di un diverso tipo di “fede”. Queste le tracce che pregnano una pagina della storia mai del tutto archiviata e soggetta ancora a varie interpretazioni. Un capitolo che Pier Luigi Guiducci ha deciso di affrontare fruendo inizialmente della riapertura degli archivi di Berlino, una sorta di miniera – frutto della unificazione dei documenti della Germania Est e Ovest – resa possibile dopo la caduta del muro. Da quella esplorazione di dati e file, il docente romano trae rivelazioni, congetture e strategie tutte indirizzate verso Papa Pacelli, non più individuato in veste di blando “amico dei nazisti”, ma in qualità di soggetto scomodo nell’ottica di consolidamento del nazionasocialismo: «I tedeschi all’epoca non poterono soffrire la resistenza passiva denotata da Papa XII – ha sottolineato Guiducci, nel corso della dettagliata relazione tenuta nella sede dell’ente camerale – fu soprattutto questo a far preoccupare i nazisti, il modo con cui il Pontefice all’epoca seppe mantenere i canali diplomatici, continuando in tal modo anche le possibilità di comunicazione nel Paese e ovunque. In Germania del resto – ha aggiunto lo storico – Pacelli ricordava sempre la presenza di circa 30 milioni di cattolici».

È un viaggio che continua quello di Guiducci, stregato da un lembo di storia che potrebbe riservare nuovi capitoli da rileggere: «L’orgoglio non è dello storico – ha precisato – ci sono altri documenti da scoprire e penso a quanti nella Chiesa si sono battuti a fianco degli ebrei. Molto c’è ancora da studiare».

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