I devoti di tutto il mondo invocano la beatificazione di Papa Pio XII

Un comitato dal 2008 si prodiga per valorizzare la figura di Pacelli: «C’è una richiesta continua di reliquie e santini per pregare il Pontefice».

di Andrea Acali (6 giugno 2010)

Nell’immaginario collettivo Pio XII è stato l’ultimo «Papa Re», ieratico e distante. Lo storico Andrea Riccardi lo ha definito «una figura di grande rilievo che merita di essere studiata in maniera approfondita» ma ha sollevato dubbi sulla «consistenza» della devozione nei suoi confronti. Dubbi niente affatto condivisi dagli aderenti al Comitato Papa Pacelli.

«Prima di tutto – spiega l’avvocato Emilio Artiglieri, presidente del Comitato – va considerato il lungo periodo trascorso dalla morte di Pio XII, avvenuta nel 1958. Ma bisogna ricordare i funerali del Papa, paragonabili a quelli di Giovanni Paolo II. La folla era enorme, molti fedeli addirittura indossavano il lutto, la traslazione da Castelgandolfo fu seguita da migliaia di persone, la partecipazione fu veramente sentita, emozionante. Ma queste dimostrazioni di affetto nei confronti di Pio XII continuarono negli anni, e anche oggi arrivano segnalazioni di grazie ricevute per la sua intercessione. La devozione verso Papa Pacelli non è affatto limitata. Recentemente il cardinale Bagnasco ha approvato una nuova preghiera per la devozione privata a Pio XII e devo dire che il Comitato non riesce a stare dietro a tutte le richieste di immaginette e reliquie. Tantissime, per esempio, arrivano dal Brasile e più in generale dall’America».

Eppure Pio XII viene spesso percepito come lontano.
«È anche il frutto di una campagna denigratoria. Anche nella Chiesa è stato messo al centro di polemiche infondate. Chi voleva ad ogni costo una rottura tra prima e dopo il Concilio, lo ha dipinto in modo negativo come l’ultimo Pontefice preconciliare. Noi invece sosteniamo che è stato proprio lui a preparare il Vaticano II. Non a caso è stato il più citato nei testi. È anche comprensibile che i padri conciliari si riferissero a colui che era il Pontefice più vicino nel tempo. Però non bisogna dimenticare che Pacelli aveva avviato un’attività preparatoria per indire un concilio con atti concreti, pubblicati tra l’altro nel libro “Pio XII e il Concilio”, edito da Cantagalli».

Perché non se ne fece più nulla?
«Abbandonò quel progetto perché lo riteneva un impegno troppo gravoso, anche sul piano economico. Dobbiamo ricordare che ci si trovava in pieno periodo postbellico, molte diocesi dovevano essere letteralmente ricostruite. C’era poi il fattore legato alla durata del Concilio. Mentre Giovanni XXIII pensava che i lavori sarebbero stati brevi, Pio XII aveva la consapevolezza che sarebbero serviti tempi lunghi, come poi in effetti avvenne. Per questo ritenne inopportuno portare avanti quel progetto».

Come è nata l’idea del Comitato? Come svolgete le vostre attività?
«L’occasione è stato il 50° anniversario della morte di Pio XII, il 9 ottobre 2008. Oltre a religiosi vi hanno aderito molti laici, personaggi semplici ma anche docenti universitari, giornalisti, personaggi come Andreotti o Giano Accame, italiani e no. Centinaia di persone e simpatizzanti, a dimostrazione della devozione diffusa. Il nostro obiettivo è far conoscere questo grande Pontefice a tutto tondo, liberandolo dai pregiudizi di destra e di sinistra. Organizziamo ogni anno almeno un convegno, l’ultimo lo scorso 4 giugno nella sede della Postulazione presso la curia dei Gesuiti, a 70 anni dalla liberazione di Roma. In quell’occasione è stata molto interessante la testimonianza di un ebreo salvato dalla deportazione, il dottor Astrologo, poi convertito. Fu ospitato con i suoi familiari nel monastero di clausura di Santa Susanna e di fronte alla titubanza delle suore, il sacerdote che lo accompagnava replicò “Così si vuole in alto”, riferendosi chiaramente al Papa. Bisogna ricordare che all’epoca la clausura era molto rigida, l’idea di far entrare uomini in un monastero era difficile da far digerire. Il soccorso a tanti ebrei e rifugiati non fu una cosa “spontanea” ma frutto di indicazioni precise provenienti da Pio XII. In passato abbiamo organizzato convegni sulla prima enciclica di Pacelli, la “Summi Pontificatus”, e nel 2010 sul dogma dell’Assunzione di Maria, a 60 anni dalla sua solenne proclamazione. E altri due sul rapporto tra Pio XII e il Concilio e sul radiomessaggio del 1942 sulla dottrina sociale della Chiesa. Poi ricordiamo sempre l’anniversario della morte, a ottobre, con una messa celebrata sulla tomba di Pio XII, presieduta spesso da un cardinale, come Saraiva Martins, Comastri, Bertone. Ogni volta c’è la partecipazione di centinaia di persone».

Secondo padre Gumpel ci sono tre grandi gruppi che si oppongono alla beatificazione di Pio XII: comunisti, massoni e alcuni settori ebraici. Che ne pensa?
«Ritengo che sfugga un aspetto importante: Pio XII è già stato proclamato venerabile. Questo significa che è stata riconosciuta l’eroicità delle sue virtù. Potremmo dire che la parte “umana” del processo è già conclusa, la Chiesa si è pronunciata. Ora però manca il miracolo. È vero che in passato ci sono state forze ostili alla beatificazione di Pacelli. Peraltro un atteggiamento singolare, visto che dopo la guerra, e fino alla morte di Pio XII, ci furono tantissime attestazioni di stima per l’operato del Pontefice: ricordo per tutte quella di Golda Meir. Poi ci fu un cambiamento e sarebbe interessante studiarne i motivi, che forse sono stati anche politici. Però se è vero che negli anni si registrò questa opposizione, oggi non vale più. Quello del miracolo è un problema che bisogna approfondire meglio».

Vale a dire?
«Nel corso degli anni i due gesuiti che si sono occupati della causa di beatificazione, padre Molinari (scomparso a maggio, ndr) e padre Gumpel si sono concentrati molto sulla difesa pubblica di Pio XII, perché allora era necessario questo lavoro. Forse il discorso sul miracolo è finito un po’ in secondo piano. Adesso, sgombrato il campo da quelle situazioni, torna l’urgenza di approfondire il capitolo del miracolo, come ha detto chiaramente anche Papa Francesco. Certamente il prodigio è legato anche alle invocazioni dei fedeli. In fondo non è stato solo il prof. Riccardi a mettere in dubbio la devozione a Pacelli: anche Vespa, in una puntata di “Porta a Porta” disse più o meno che gli risultava più facile pregare Giovanni Paolo II che Pio XII. Ma questo discorso vale fino a un certo punto: quanto è diffusa, ad esempio, la devozione per padre Favre, da poco proclamato santo da Papa Francesco? Comunque continuano ad arrivare segnalazioni di favori per intercessione di Pio XII e prima o poi la causa si sbloccherà».

© IL TEMPO

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