Papa Pio XII, tutti santi tranne lui?

La causa di beatificazione avviata insieme a quella di Giovanni XXIII. Ma è frenata dalla disinformazione di comunisti e massoni.

di Andrea Acali (9 giugno 2014)

Le recenti canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, insieme alla prossima beatificazione di Paolo VI, annunciata per il 19 ottobre, riportano in primo piano la differenza di «trattamento» riservata a un altro grande Pontefice del secolo scorso: Pio XII.

Eugenio Pacelli è stato senza dubbio un personaggio complesso ma anche un Papa molto amato dai romani. È indelebile l’immagine del Papa in preghiera a San Lorenzo dopo il bombardamento degli Alleati, quando nessun’altra autorità civile ritenne opportuno recare conforto alla popolazione così duramente colpita. La decisione di rimanere a Roma, di fatto prigioniero in Vaticano degli occupanti nazisti, a rischio di essere deportato, in costante pericolo di vita, è un fatto che nessuno ha dimenticato e che gli è valso il titolo di «Defensor Civitatis». La testimonianza di questo amore dei romani si ebbe all’indomani dell’ingresso degli americani a Roma, nel giugno 1944, quando si riversarono in massa a San Pietro. Pio XII fu un autentico operatore di pace.

Eppure, la sua causa di beatificazione, dopo il decreto con cui ne sono state riconosciute le virtù eroiche, è al palo. Perché?
Vale la pena ripercorrere brevemente le tappe della causa. Che fu annunciata il 18 novembre 1965 da Paolo VI, a conclusione del Concilio, insieme a quella di Giovanni XXIII. «Ci fu un applauso fragoroso, grande entusiasmo» ricorda padre Gumpel, il gesuita tedesco che ha lavorato per anni insieme al postulatore padre Paolo Molinari, scomparso ultranovantenne lo scorso 2 maggio. Padre Gumpel, che ne è stato amico e collaboratore dal 1960 fino alla fine, si commuove nel ricordare come Paolo VI decise di assegnarli la causa: «Il Papa gli chiese se voleva seguirle entrambe ma padre Molinari ne aveva già quasi cento, tra cui quelle di una trentina di laici (tra gli altri Moscati, Frassati e i due veggenti di Fatima, Francesco e Giacinta, ndr) e dopo un po’ disse a Paolo VI che ne avrebbe seguita una sola, quella di Pio XII, pensando di rendere un servizio migliore alla Chiesa».

Il lavoro fu davvero enorme: «L’idea del Santo subito era lontana da noi – spiega padre Gumpel – Pio XII è stato pontefice per 19 anni, in un periodo particolre, con la 2ª Guerra Mondiale, il nazismo, le crisi in Spagna e in Messico, il comunismo. Ha avuto grandissimo rilievo sul piano dottrinale (basti ricordare la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria nell’Anno Santo 1950, ndr). Non avevamo alcuna fretta».

Il frutto di questo lavoro si è concretizzato in 7 processi, il principale a Roma e gli altri cosiddetti «rogatoriali» a Genova, Monaco, Berlino Est e Ovest, Varsavia, Madrid, Lisbona e Montevideo. Sono stati ascoltati 98 testimoni con le più svariate funzioni: cardinali, vescovi, ambasciatori, sacerdoti e personale di servizio. Alla fine padre Molinari scrisse la «positio» sulla vita di Pio XII: 3500 pagine raccolte in 6 volumi. «Non ci fu alcuna eccezione, alcuna scorciatoia» spiega padre Gumpel. Tra il 2004 e il 2006 ci furono le discussioni delle varie commissioni fino al voto unanime della Congregazione per le cause dei santi, con 13 fra cardinali e vescovi di 6 Paesi diversi, presieduta dal prefetto Saraiva Martins. Ma Benedetto XVI, con grande prudenza, ha disposto ulteriori accertamenti ed ha aspettato due anni e mezzo prima di firmare il decreto sulle virtù.
Perché in quel periodo si sono accentuate le pressioni di parte del mondo ebraico contrario alla beatificazione di Pio XII, provenienti anche da esponenti governativi di Israele. «Capisco bene che Benedetto XVI fosse cauto – dice padre Gumpel – È tedesco e la Shoah pesa sulla nostra storia. Non ho mai fatto un tentativo di parlare con il S. Padre di questo, non gli ho mai offerto un consiglio non richiesto. Papa Benedetto ha voluto studiare personalmente i documenti. E alla fine ha detto che era suo dovere firmare il decreto. E andò così: il cardinale Amato, che era il nuovo prefetto, fu ricevuto in udienza perché doveva proporgli nuovi santi, beati e venerabili ma il Papa gli disse di tornare alla Congregazione perché mancava un nome, quello di Pio XII. Tenne la decisione per sé fino a quel giorno, il 19 dicembre 2009».

Ma da allora tutto è rimasto bloccato. Secondo padre Gumpel ci sono tre gruppi che si oppongono a Pio XII: «I comunisti non hanno mai perdonato a Pio XII di aver impedito che nel 1948 l’Italia passasse sotto l’influenza sovietica. Il Papa si spese molto perché non vincessero le elezioni, è noto il sostegno ai Comitati civici di Gedda. Poi ci fu la scomunica. Per questo cominciò un’opera di disinformazione nei suoi confronti. Il secondo gruppo è la massoneria, tradizionalmente anticlericale (non solo anticattolica), ancora molto influente a livello politico. Il terzo è quello di alcuni ebrei. Attenzione, non tutti. Ce ne sono tanti con cui sono in contatto che non condividono la campagna contro Pio XII. Cito un esempio. Tempo fa ebbi modo di conoscere un rabbino canadese che rappresentava circa 800 rabbini ortodossi. Mi disse che non volevano avere nulla a che fare con gli attacchi a Pio XII e lo scrisse a Papa Benedetto».

Ma anche in Vaticano c’è chi contrario alla beatificazione? Padre Gumpel non lo conferma e cita invece il cardinale Damasceno Assis, presidente della conferenza episcopale brasiliana: «Lui è molto favorevole: gli ho detto di dirlo a Papa Francesco. Io parlerò solo se il Santo Padre chiederà la mia opinione!».

Pio XII, il Papa dimenticato. Ma l’impressione è che non sarà questo il Pontificato che lo porterà sugli altari. Francesco è stato già sufficientemente chiaro. Serve il miracolo e per ora non c’è. Anche se in altri casi è stata utilizzata la formula della canonizzazione equipollente, senza il riconoscimento, appunto, del miracolo.

© IL TEMPO

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