Pio XII, Shoah, Armenicidio

MARCO TOSATTI

L’Agenzia “Zenit” pubblica un’interessante intervista allo storico tedesco Michael Hesemann, che tratta dei rapporti fra il Genocidio Armeno, Eugenio Pacelli, papa Pio XII, e la Shoah. Ne riportiamo alcuni brani nella nostra traduzione, consigliandovi la lettura del testo integrale.

Racconta lo storico: «Per gli ultimi dieci anni ho lavorato sul Pio XII e cercato di capire i motivi per il suo cosiddetto “silenzio” durante l’Olocausto e le sue numerosi azioni per salvare quanti più ebrei possibile allo stesso tempo, qualche cosa che inizialmente può suonare contraddittorio. È un fatto che prima di diventare papa, Eugenio Pacelli ha avuto una lunga storia al servizio della diplomazia vaticana… Quando come storico, ho avuto il permesso di studiare i suoi dossier nell’Archivio Segreto Vaticano, mi sono imbattuto in parecchi documenti che trattavano del Genocidio Armeno del 195-1916, che hanno attirato il mio interesse. Per saperne di più, ho scavato in profondità in questo tema e infine ho localizzato circa duemila pagine non ancora pubblicate finora sul più grande crimine commesso durante la I Guerra Mondiale».

Hesemann sottolinea un elemento che sta emergendo nella storiografia contemporanea: «Osservato da vicino, l’Armenicidio appare come un modello per la Shoah. Ossessionati da una visione del mondo razzista e nazionalista, i Giovan Turchi, un movimento politico giunto al potere proprio prima della I Guerra Mondiale, intendeva trasformare l’Impero Ottomano, multireligioso e multirazziale in una Volksgemeinschaft comunità di popolo omogenea. (Un termine che riporta alla visione della società tedesca di Hitler, N.D.R.). Dal momento che le caratteristiche razziale erano difficili da determinare nella popolazione mescolata della Turchia, la religione divenne l’indicatore della “vera Turchità”. Un “vero Turco” doveva seguire l’Islam sunnita. Solo la purezza omogenea avrebbe salvato la Turchia dai “microbi interni”? E “parassiti” e l’avrebbe resa forte abbastanza per combattere per la visione Panturca di questo movimento. Come microbi e parassiti gli ideologi dei Giovani Turchi identificavano le minoranze cristiane: Armeni, Greci e Cristiani siriaci. Quando nel novembre 1914 la Germania trascinò in guerra la Turchia, i giovani turchi videro l’opportunità che avevano atteso per risolvere il problema Armeno, eliminando gli Armeni. Benedetto fu avvertito sia dai vescovi che dal Nunzio. “Benedetto XV reagì immediatamente, Scrisse di suo pugno una lettera al Sultano Mehmet V… L’iniziativa papale fu resa pubblica e diffusa dai giornali in tutto il mondo». Tutte le iniziative pubbliche e diplomatiche della Chiesa non ebbero alcune effetto. Pacelli all’epoca lavorava nella Segreteria di Stato: «Ho scoperto che tutte le informazioni sul Genocidio Armeno passarono per la sua scrivania. E capì che tutte le proteste del Papa non sono non erano inutili, ma risultavano persino controproducenti».

Secondo Hesemann l’esperienza fatta nel tentativo di fermare il massacro dei cristiani ad opera dei turchi in quello che è stato il primo genocidio del secolo, e che il governo di Ankara ancora attivamente nega, condizionò la sua politica successiva. «Quando si trovò di fronte all’Olocausto sapeva che Adolf Hitler non avrebbe reagito meglio. Conosceva Hitler da 19 anni, descrisse il Nazional Socialismo come “la più pericolosa eresia del nostro tempo”. In una conversazione con il console USA a Colonia, che la riportò a Washington, Pacelli disse che Hitler era non solo una canaglia inaffidabile, ma anche una persona fondamentalmente cattiva incapace di moderazione. Sapeva che la protesta aperta che non aveva funzionato nel 1915, non avrebbe funzionato nel 1942, quando aveva di fronte un leader ancora più malvagio, senza scrupoli e intrattabile».

© La Stampa (18/11/2014)

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