Dagli archivi di 2 monasteri romani la prova dell’aiuto di Pio XII a ebrei

Con un saggio su Nuova Storia Contemporanea Antonello Carvigiani ipotizza l’esistenza di un’indicazione del Papa a aprire chiese e monasteri alle vittime.

di Ester Palma

Dallo studio degli archivi di due monasteri romani, quello dei Santi Quattro Coronati e di Santa Susanna, potrebbero arrivare chiarimenti decisivi sulla posizione di papa Pio XII sulla questione della Shoah, soprattutto romana. Finora non è mai stata trovata e resa pubblica finora alcuna disposizione scritta con un invito del Pontefice, tra il settembre 1943 e il giugno 1944, a aprire le porte dei conventi e delle chiese capitoline ai perseguitati per motivi politici o razziali durante l’occupazione nazista. Ora il ricercatore Antonello Carvigiani con un saggio pubblicato sulla rivista Nuova Storia Contemporanea, che esce dal 1997 ed è attualmente diretta dal professor Francesco Perfetti, ritiene però di aver trovato le tracce che portano a un testo con quelle indicazioni, ispirato quasi certamente proprio da papa Eugenio Pacelli.

La «velina» di Pacelli

Dalle carte trovate nelle cronache delle monache agostiniane del Celio e delle cistercensi di Santa Susanna in via XX Settembre, sembra evidente ipotizzare, secondo Carvigiani, l’esistenza di «un ordine scritto o orale, ma ugualmente consistente in una formula standard, fatto arrivare a tutte le case dei religiosi e delle religiose, alle parrocchie e ad ogni struttura ecclesiale presente a Roma affinché aprano le porte per dare rifugio ai ricercati». Per il ricercatore, «gli archivi dei due monasteri, relativi al periodo ottobre 1943-giugno 1944, se messi a confronto, rivelano molte consonanze, tanto da far pensare che quei brani derivino da una fonte comune. Una fonte autorevolissima che chiede di aprire la clausura e di nascondere tutti i ricercati dai nazisti, soprattutto gli ebrei. Analizzando i testi, si può supporre che questa disposizione venga impartita dal Papa e arrivi oralmente ai due monasteri così come – studiando altre testimonianze – si può ipotizzare dunque, che un biglietto scritto, preparato in centinaia di copie, venga distribuito in tutte le istituzioni religiose di Roma», scrive il ricercatore nel saggio pubblicato da Nuova Storia Contemporanea. Ovvero la «velina» della Segreteria di Stato di Papa Pio XII di cui parlò il 17 aprile 2007 l’allora segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, che, però, non è mai stata resa pubblica. In quell’occasione Bertone spiegò che Pio XII il 25 ottobre 1945 siglò una circolare della segreteria di Stato, con cui si forniva l’orientamento di ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, di aprire gli istituti e anche le catacombe.

La nota dell’Osservatore romano

Come scrive, sempre a proposito del saggio di Carvigiani, Giovanni Grasso su Avvenire di sabato, «la tesi del totale spontaneismo dal basso (superiori, priori e badesse che si attivano per aprire le porte di chiese e conventi a totale insaputa o, peggio, a dispetto del Papa) non regge infatti alle prove della storia, ma nemmeno a quelle della logica. Basterebbe citare tra le centinaia di fatti l’opera continua di sostegno agli ebrei nascosti nei conventi di monsignor Montini, sostituto alla Segreteria di Stato, che era un diretto collaboratore di Pio XII. E che certo non avrebbe potuto, in coscienza e negli atti concreti, celare il suo impegno al Papa». E aggiunge: «Ma non basta: l’indagine storico-filologica di Carvigiani si è allargata a una nota pubblicata dall’Osservatore Romano del 25-26 ottobre 1943, nella quale si legge esplicitamente che “con l’accrescersi di tanti mali è divenuta, si direbbe, quasi più operosa la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun confine né di nazionalità, né di religione, né di stirpe. Questa multiforme ed incessante azione di Pio XII in questi ultimi tempi si è anche maggiormente intensificata per le aumentate sofferenze di tanti infelici”. A parte quella significativa sottolineatura – “né di religione, né di stirpe” –, che è un segnale inequivocabile della volontà papale, il corsivo dell’Osservatore, secondo la tesi di Carvigiani, è anch’esso molto simile per contenuto e forma ai diari dei monasteri citati. L’ipotesi è allora che esso e i diari dei monasteri potrebbero essere modellati su una sorta di bozza originaria – una disposizione orale o anche una “velina” scritta – partita dal Vaticano in direzione di chiese e conventi romani. La razzia del ghetto romano avvenne il 16 ottobre 1943. Le monache dei Santi Quattro Coronati cominciano ad accogliere i rifugiati – come spiega la loro cronaca inedita – il 4 novembre, mentre le religiose di Santa Susanna lo fanno – anche qui lo testimonia il loro registro – il 24 ottobre».

I monasteri

I nomi dei quattro santi titolari, secondo la Pontificia Academia Cultorum Martyrum, sono Castorio, Sinfroniano, Claudio e Nicostrato, commemorati l’8 novembre. La leggenda parla di quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire idoli pagani, ma anche di quattro (o cinque) militari, ugualmente martirizzati e sepolti presso le tombe dei martiri precedenti. La chiesa di Santa Susanna, in via XX Settembre secondo la tradizione è stata eretta sulla casa di Susanna, dove la stessa santa è stata martirizzata. Nel IV secolo era indicata con la denominazione «Chiesa di Santa Susanna ad duas domos» (presso le due ville), infatti sotto il monastero e la chiesa sono sti rinvenuti preziosi reperti archeologici di abitazioni romane. La grande basilica a tre navate viene probabilmente ricostruita sotto il pontificato di Leone III (795-816).

Fonte: corriere.it

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