Il Vaticano e l’aiuto agli ebrei: trovato l’ordine scritto?

21 gennaio 2015

Come ribadito da numerosi storici, cattolici e non, che hanno studiato in profondità la vicenda dei cosiddetti “silenzi di Pio XII” sullo sterminio degli ebrei – mettendo in luce come questi silenzi fossero funzionali all’attività di salvataggio degli ebrei stessi – non c’è alcun bisogno di trovare la prova scritta di un ordine diretto del Papa per comprendere che il Vaticano avviò un’enorme macchina di salvataggio sotterraneo per nascondere gli ebrei nei monasteri, conventi, chiese salvandoli dalla deportazione e dalla morte.

Il celebre storico ebreo Martin Gilbert ha affermato: «Grazie a queste iniziative, meno di un quarto di tutti gli ebrei romani furono imprigionati o deportati. La Chiesa cattolica è stata al centro di questa grande operazione di salvataggio. Io la definisco un’opera sacra».

La tesi dello spontaneismo dal basso – che sostiene che superiori, priori e badesse aprirono le loro a totale insaputa del Papa – non regge alle prove della storia e della logica. E’ stato infatti spiegato che basterebbe citare, tra le centinaia di fatti, l’opera continua di sostegno agli ebrei nascosti nei conventi di monsignor Montini, sostituto alla Segreteria di Stato e diretto collaboratore di Pio XII. Non avrebbe potuto, in coscienza e negli atti concreti, celare il suo impegno al Papa, per non parlare di tutti gli ebrei che lasciarono in eredità alla Chiesa cattolica, e direttamente a Pio XII, i propri beni e le proprie abitazioni in segno di riconoscenza per l’aiuto ricevuto.

Chi chiede questa “prova scritta” dell’ordine di Pio XII non si rende conto mettere queste indicazioni nero su bianco, con i tedeschi a Roma, avrebbe esposto la Chiesa e i cattolici a conseguenze enormi. Anche i negazionisti della Shoah si sono spesso attaccati al pretesto della mancanza di un ordine diretto di Hitler per portare a termine lo sterminio degli ebrei, e tuttavia questo non ha fatto venire il minimo dubbio sul fatto che il Führer fosse ispiratore e partecipe del progetto di distruzione degli ebrei europei. Tuttavia, forse una prova di questo tanto richiesto ordine scritto di Pio XII la si è trovata.

Lo studioso Antonello Carvigiani ha infatti pubblicato sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea” (numero 5 del 2014) una tesi solida: si tratta delle tracce evidenti di «un ordine scritto o orale, consistente in una formula standard, fatto arrivare a tutte le case dei religiosi e delle religiose, alle parrocchie e ad ogni struttura ecclesiale presente a Roma affinché aprano le porte per dare rifugio ai ricercati». Comparando i documenti dei monasteri di clausura romani del 1943-1944, Carvigiani ha rilevato una straordinaria somiglianza da un punto contenutistico e perfino lessicale nelle pagine dedicate all’ospitalità di ebrei, questo rivela «molte consonanze, tanto da far pensare che quei brani derivino da una fonte comune, autorevolissima, che chiede di aprire la clausura e di nascondere tutti i ricercati dai nazisti, soprattutto gli ebrei. Analizzando i testi, si può supporre che questa disposizione venga impartita dal Papa. Si può ipotizzare, dunque, che un biglietto scritto, preparato in centinaia di copie, venga distribuito in tutte le istituzioni religiose di Roma». E’ lo stesso concetto delle fonti presinottiche per quanto riguarda le comunanze tra i Vangeli.

Carvigiani cita anche una nota pubblicata dall’Osservatore Romano del 25-26 ottobre 1943: «con l’accrescersi di tanti mali è divenuta, si direbbe, quasi più operosa la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun confine né di nazionalità, né di religione, né di stirpe. Questa multiforme ed incessante azione di Pio XII in questi ultimi tempi si è anche maggiormente intensificata per le aumentate sofferenze di tanti infelici». A parte quella significativa sottolineatura – «né di religione, né di stirpe» –, che è un segnale inequivocabile della volontà papale, il corsivo dell’Osservatore, secondo la tesi di Carvigiani, è anch’esso molto simile per contenuto e forma ai diari dei monasteri romani. Potrebbero dunque essere modellati su una sorta di bozza originaria – una disposizione orale o anche una “velina” scritta – partita dal Vaticano.

Per ora esiste questa tesi, ma anche numerose testimonianze: il canonico di Assisi, monsignor Aldo Brunacci, riconosciuto come “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, ha sostenuto di aver visto la lettera inviata dalla Segreteria di Stato vaticana nel settembre 1943 in cui si chiedeva di prestare aiuto ai perseguitati e soprattutto agli ebrei. Suor Ferdinanda dell’Istituto delle Suore di San Giuseppe di Chambéry, a Roma, anch’essa nominata “Giusto tra le Nazioni”, ha a sua volta spiegato che «fu il Pontefice Pio XII che ci ordinò di aprire le porte a tutti i perseguitati. Se non ci fosse stato l’ordine del Papa sarebbe stato impossibile mettere in salvo tanta gente». A conferma delle sue parole, nel marzo 1988 mostrò una lettera del Cardinale Segretario di Stato, Luigi Maglione, inviata alla reverenda Madre Superiora il 17 gennaio 1944, in piena occupazione nazista, in cui si riferiva agli ebrei nascosti nell’Istituto, implorando «su cotesti così diletti figli le ineffabili ricompense della divina Misericordia, affinché, abbreviati i giorni di tanto dolore, conceda ad essi il Signore un sereno, tranquillo e prospero avvenire».

Fonte: uccronline.it

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