Pio XII, un film per rendere giustizia alla verità

La regista Liana Marabini ha scritto e diretto il film-inchiesta Sfumature di Verità per fare luce su Pio XII, per dimostrare come l’azione diplomatica di Papa Pacelli fu determinante per salvare la vita a quasi un milione di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. La pellicola non approfondisce l’argomentazione della tesi, ma non manca di spunti interessanti. E solleva nuove polemiche.

di Marta Petrosillo

«Rendere giustizia al personaggio più incompreso del XX secolo: Pio XII». Così la regista Liana Marabini ha spiegato l’intento del film Sfumature di verità (Shades of Truth), da lei scritto e diretto, presentato questa mattina a Roma in occasione dell’anniversario della nascita e dell’elezione di Pacelli.

La locandina del film

La pellicola intende confutare le accuse rivolte a Pio XII, per dimostrare come l’azione diplomatica dell’allora vescovo di Roma fu determinante nel salvare centinaia di miglia di ebrei dall’olocausto.

Pio XII non fu dunque il “Papa di Hitler”, ma lo “Schindler del Vaticano”, grazie al quale oltre 800 mila ebrei si sono salvati dalla deportazione. Ad attestarlo oltre 100 mila pagine di documenti e testimonianze inedite che la Marabini ha studiato per cinque anni prima di scrivere il soggetto del suo film.

A scoprire assieme allo spettatore la verità su Pio XII è il giornalista ebreo italo-americano David Milano – l’attore David Wall – la cui inchiesta sul controverso pontefice, lo porterà da New York a Roma, Lisbona, Berlino e in Israele. Fermamente convinto della colpevolezza di Pacelli, Milano finirà con lo scoprire che i suoi stessi genitori erano stati salvati dal “Pastor Angelicus”. Lo aiuteranno in questo suo percorso un amico sacerdote, Roberto Savinelli (Gedeon Burkhard); un cardinale che lavora alla causa per la beatificazione di Pio XII, Ennio Salvemini (Christopher Lambert); un ex agente del Mossad, riconoscente verso Pacelli per avere salvato dalla deportazione la madre, Aaron Azulai (Giancarlo Giannini); una monaca di clausura, madre Maria Angelica (Marie-Christine Barrault), che aveva conosciuto la segretaria di Pio XII, Pascalina Lehnert; ed Eduardo Soares (Remo Girone), impiegato presso l’ambasciata portoghese a Roma durante la Guerra, che su richiesta di Pacelli aveva concesso dei visti per il Portogallo agli ebrei romani per farli sfuggire alla deportazione.

Sebbene nell’insieme la pellicola non approfondisca con debita attenzione l’argomentazione della tesi – indugiando eccessivamente sulla vicenda amorosa del protagonista – non manca di spunti interessanti. Innanzitutto è chiara l’interpretazione delle critiche a Pacelli come un attacco alla Chiesa cattolica. Lo affermano sia il cardinale Salvemini – «Le accuse non sono contro Pio XII, ma contro la Chiesa» – che don Savinelli, per il quale specialmente i comunisti hanno usato Pacelli per colpire la Chiesa.

Liana Marabini con papa Benedetto.
Liana Marabini con papa Benedetto.

Le accuse a Pio XII si sono diffuse maggiormente negli anni Sessanta e dunque diversi anni dopo l’Olocausto, soprattutto dopo la messa in scena della pièce teatrale Il Vicario che incolpava il pontefice di cosciente complicità con il Nazismo nello sterminio degli ebrei. L’imputazione non teneva conto di importanti testimonianze come quella che al nostro David Milano raccoglie in Israele, ovvero la storia di Israel Zoll, rabbino-capo di Roma durante l’occupazione nazista, che al termine della guerra si fa battezzare e prende il nome di Eugenio Zolli, per riconoscenza verso Pacelli.

Nel suo viaggio, il protagonista verrà a conoscenza delle tante finte insegne della Santa Sede che il Papa aveva richiesto al suo fabbro e aveva poi fatto affiggere davanti ai palazzi in cui erano nascoste famiglie di ebrei, nonché delle centinaia di visti per il Portogallo che Pacelli fece apporre sui passaporti degli ebrei, inclusi gli stessi genitori di Milano.

La tesi difensiva maggiormente incisiva è quella di madre Maria Angelica, che il giornalista incontra a Berlino. La religiosa racconta come la sua vocazione sia stata ispirata proprio dall’estremo rigore morale di Pio XII e difende il silenzio da molti imputato al Papa, elogiando le capacità diplomatiche dell’ex nunzio. «Se avesse parlato vi sarebbe stata una strage. Avrebbero ucciso sia ebrei che cattolici», afferma la religiosa facendo riferimento a quanto accaduto in Olanda nel 1942. In seguito alla denuncia delle deportazioni da parte dei vescovi, i nazisti reagirono arrestando tutti gli ebrei convertiti al cattolicesimo, inclusa la filosofa Edith Stein, morta ad Auschwitz il 9 agosto di quell’anno.

Liana Marabini con papa Francesco.
Liana Marabini con papa Francesco.

Il film non risparmia frecciate anche alla comunità ebraica attraverso le parole del cardinal Salvemini che ringrazia il rabbino Halley, autore di un libro di difesa di Pio XII, sottolineando le «molte critiche che avrai ricevuto dalla tua comunità». Anche Sara, la fidanzata del protagonista, dichiara che «noi ebrei, proprio perché abbiamo sofferto tanto non dobbiamo commettere ingiustizie». Affermazioni che certamente non contribuiranno a spegnere le polemiche sorte in seno alla comunità ebraica, specie a causa della locandina del film che raffigura Pio XII – come in uno dei sogni del protagonista – con una stella di David cucita sulla veste talare.

Infine non manca una tirata d’orecchie allo stesso Vaticano, per una causa di beatificazione che fatica a procedere. Significative le affermazioni del cardinal Salvemini che avverte come, «per paura o vigliaccheria», alla morte del postulatore, il gesuita padre Peter Gumpel, il processo possa «finire in un cassetto». In un’altra scena, parlando proprio con Gumpel, il porporato non nasconde il suo disappunto: «Nel 2009, dopo il riconoscimento delle virtù eroiche di Pacelli da parte di Benedetto XVI, pensavamo che la causa avrebbe proseguito il suo percorso».

© La Nuova Bussola Quotidiana (03/03/2015)

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