Quando Pio XII trovò lavoro e difese gli ebrei europei

La signora Hermine Speier è la prima donna straniera a lavorare sotto la Cupola di San Pietro.

di Mattia Ferrari (02-12-2015)

Quando il regime fascista introdusse in Italia le leggi razziali, la Chiesa fu uno dei pochi settori che manifestò la sua disapprovazione contro questo provvedimento; considerato un gesto d’imitazione verso la Germania Nazista.

Molti furono i pronunciamenti, sia pubblici che privati, da parte dei vescovi italiani o dello stesso papa contro il razzismo fascista, ed un altro metodo che segnalava la disapprovazione da parte della Chiesa verso l’antisemitismo razziale è il fatto che diversi ebrei che erano stati licenziati dal loro lavoro, poterono trovare un occupazione all’interno del palazzi del Vaticano. È il caso, ad esempio, dell’ebrea tedesca Hermine Speier (1898-1989).

La donna, laureata in archeologia, si era trasferita negli anni ’30 in Italia per lavorare presso il Deutsche Archäologische Institut, ma nel 1934 perdette il lavoro a causa dell’avvento dei nazisti. Grazie però all’intermediazione del suo maestro Ludwing Curtius (trasferitosi anch’egli a Roma), la donna venne presentata al direttore dei Musei Vaticani Bernadino Nogara e, con l’assenso di papa Pio XI, verrà assunta al servizio diretto dei musei papali. Anche dopo l’avvento delle leggi razziali, il successore Pio XII rinnoverà la fiducia all’operato della Speier, che sarà la prima donna straniera a lavorare sotto la Cupola di San Pietro grazie all’interessamento dei due papi.

La storia della Speier non fu però un caso unico: il Vaticano diede un impiego professionale anche a ricercatori, accademici e intellettuali di vario tipo di origine ebraica (basta pensare al cartografo Roberto Almigià o al matematico Tullio Levi-Civita). La Speier lavorerà nei Musei Vaticani fino al 1967, anno in cui raggiunse la pensione, rifiutando un’offerta presso un istituto archeologico tedesco dove avrebbe guadagnato maggiormente per gratitudine verso la Chiesa. La stessa donna deciderà di convertirsi al cattolicesimo dopo la fine del conflitto (Quando Pio XII affidò i Musei Vaticani ad un’ebrea, Zenit, 21 marzo 2015).

Del resto, migliaia di ebrei trovarono rifugio presso conventi o altre proprietà della Chiesa a Roma durante gli anni dell’occupazione nazista. Quanto alla favoletta che pretende che questi salvataggi siano avvenuti su un’iniziativa personale di sacerdoti senza nessun apporto da parte del papa, basterebbe fare presente le testimonianze e i documenti che dimostrano l’interessamento del pontefice, come il diario di suor Francesca Candeloro, segretaria del monastero delle Oblate Agostiniane, in cui è trascritto che il convento accolse diversi ebrei «per espresso desiderio, ma senza obbligo del Santo Padre Pio XII, che per primo riempie i rifugiati in Vaticano, la villa di Castelgandolfo, San Giovanni in Laterano» (Fabio Isman, La suora che salvò gli ebrei, Il Messaggero, 17 ottobre 2014).

L’interesse della Chiesa e della Santa Sede verso il destino degli ebrei si può notare anche in altri stati europei al punto che persino sull’attuale didascalia dello Yad Vashem si ammette che «La Santa Sede si appellò separatamente ai governanti di Slovacchia e Ungheria in favore degli ebrei». L’intervento del Vaticano si ebbe però anche in altri paesi: in Francia, ad esempio, la Santa Sede inviò assistenza finanziaria e logistica per aiutare gli israeliti ad emigrare del paese e fece sapere al maresciallo Pétain, attraverso il nunzio Valerio Riveri, che disapprovava le misure antisemite adottate dal Governo di Vichy (Limore Yagil, I giusti di Vichy, Avvenire, 2 ottobre 2014).

Vedendo l’apporto dato dal papa al salvataggio degli ebrei non si può quindi non condividere il giudizio espresso dall’ebreo Raffaele Cantoni, responsabile durante la guerra della DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei) che affermò: «I miei correligionari massacrati dai nazisti sono stasi sei milioni, ma avrebbero potuto essere ben più numerosi se Pio XII non fosse intervenuto efficacemente (…) l’azione della Chiesa e del papa Pio XII resterà come quella di un pontefice che ha fatto tutto il possibile per salvare delle vite umane, mentre i nazisti si sono coperti di vergogna per sempre» (Raffaele Cantoni, “Ha fatto tutto il possibile per salvare gli uomini”, L’Osservatore della Domenica, a. XXXI, n.26: 28 giugno 1964 pp. 67-68).

Fonte: uccronline.it

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