Pio XII, un pontefice tutto da scoprire

Papa Pio XII si prodigò, per quelle che erano le sue possibilità e le realtà socio-politiche del tempo, a salvare intere famiglie ebree all’interno delle mura Vaticane e fu l’unica “Autorità” a fronteggiare l’occupazione nazista di Roma.

di Stefano Boeris (09-05-2016)

Essere chiamati al Soglio di Pietro, si sa, non è cosa da tutti e per tutti. Il Conclave rappresenta un momento in cui lo Spirito Santo si posa su uno dei presenti a cui viene messo un peso di non lieve entità: la guida della Chiesa di Cristo nel Mondo. Dietro tale scelta (che spesso appare “pilotata” dalla volontà umana più che da quella Divina) la persona eletta per un compito così arduo si trova davanti alle sue paure, fragilità e limiti ma, alla fine, la volontà di Dio conduce il suo Rappresentante a pronunciare il fatidico “Accepto”. Ed è facile ed umano pensare che nella Storia tutti i Papi, un momento prima di diventare tali, abbiano avuto un certo “tentennamento”, magari anche coloro che sono stati giudicati come Pontefici forti, autoritari e carismatici.

Uno di questi è stato certamente Papa Pio XII, al secolo Eugenio Maria Giovanni Giuseppe Pacelli. Questo successore di Pietro è stato sempre posto al centro di polemiche, specialmente per quel che riguarda il suo atteggiamento durante la seconda Guerra Mondiale e la persecuzione agli Ebrei. Nato da una famiglia di nobili origini, Eugenio Pacelli dimostrò subito di essere uno studente modello al punto che, cosa incredibile ma vera, non sostenne gli esami di maturità classica, tanto erano alti i suoi voti! Entrato nel “Collegio Capranica” e poi passato alla “Gregoriana” venne ordinato sacerdote nel 1899. La sua carriera ecclesiastica lo vide muovere i primi passi come segretario del futuro Segretario di Stato, Cardinale Pietro Gasparri.

Fu nominato Vescovo da Papa Benedetto XV che lo volle come nunzio in Baviera. Il Vescovo Pacelli fu, nel 1920, il primo nunzio per l’intera Germania ove vi rimase per ben 12 anni. Qui conobbe colei che lo avrebbe affiancato fino all’ultimo giorno di vita, Suor Pascalina Lehnert. Nel 1929 Papa Pio XI lo creò cardinale ed un anno dopo divenne Segretario di Stato. Si stava a poco a poco configurando il tracciato che la Divina Provvidenza aveva scelto per quest’uomo.

portrait-of-pope-pius-xii-pacelli-scv-2-F57MEMAlla morte di Pio XI, nel 1939, il Conclave decise di nominare come suo successore Eugenio Pacelli (che tra l’altro, era stato Camerlengo), che assunse il nome di Pio XII.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la sua nomina destò una spaccatura proprio in terra tedesca; la stampa più vicina al regime nazista attaccò questa scelta accusando il Neo-Pontefice che, da nunzio, non aveva mai dimostrato piena comprensione alla causa nazista e che lo stesso avrebbe fatto da Papa. Al contrario, gli ambienti diplomatici accolsero con favore l’ascesa di Pacelli al Soglio di Pietro. Pio XII si trovò a guidare la Chiesa durante gli anni più bui del ‘900, quelli della Guerra. Nonostante le maldicenze, Papa Pacelli aprì le porte del Vaticano a molti esponenti politici antifascisti tra cui Nenni e De Gasperi, appellandosi alla sovranità del suo Stato. Ciò nonostante, quando i tedeschi dimostrarono di non rispettare i patti e di voler prendere il Sommo Pontefice prigioniero, Pacelli preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo Conclave a Lisbona. E ancora, durante la richiesta/ricatto fatta agli Ebrei romani da parte delle autorità naziste, di versare 50 kg d’oro in cambio di una fantomatica salvezza, la Santa Sede ne fornì ben 48 kg. L’accusa più grande fu quella di non aver mosso un dito nonostante sapesse della deportazione nei campi di concentramento. Non una parola di condanna o un impegno “pubblico”. Ma anche su questo punto non ci sono riscontri reali.

Al contrario Pio XII si prodigò, per quelle che erano le sue possibilità e le realtà socio-politiche del tempo, a salvare intere famiglie ebree all’interno delle mura Vaticane e fu l’unica “Autorità” a fronteggiare l’occupazione nazista di Roma. Alla fine della guerra i romani si recarono in massa presso Piazza San Pietro per salutare e festeggiare il Papa e questo suo atteggiamento lo portò ad essere soprannominato “Defensor civitatis”.

Morì a Castel Gandolfo il 9 Ottobre del 1958. Il suo successore, Papa Giovanni XXIII apparve come un uomo più aperto, alla mano, semplice (nel senso migliore del termine) ma in realtà era molto legato al suo predecessore. La figura di Pacelli fu quella di un uomo serio, severo ma giusto, un vero pozzo di scienza e certamente la “Damnatio memoriae” non si addice ad un uomo che, per quelli che erano i tempi, ha operato nel modo più giusto e sicuramente seguendo le norme del Buon Cristiano.

FONTE: online-news.it

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