Il card. Saraiva Martins: gli ebrei si oppongono alla beatificazione di Pio XII

Il card. Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione per le cause dei santi, spiega perché il Pastore Angelico non è ancora stato elevato agli onori degli altari.

di Alessandro Notarnicola (15-10-2016)

“Se Papa Francesco lo volesse potrebbe beatificare Pio XII oggi stesso dispensandolo dal miracolo, ma questo non avviene perché gli ebrei si oppongono fermamente”. Severe e senza mezzi termini le parole del cardinale José Saraiva Martins, 84 anni, che dopo tanti anni di silenzio ha deciso di rivelare in esclusiva a FarodiRoma le vere ragioni per cui il processo di beatificazione di Papa Pacelli, la cui causa venne annunciata nella ottava sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’8 novembre 1965, dal beato Paolo VI, non va oltre il riconoscimento delle virtù eroiche. Il porporato portoghese, dal 1998 al 2008 prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle varie fasi del processo di beatificazione e di canonizzazione del Papa più controbattuto del ‘900, verso il quale ancora oggi la comunità ebraica (romana e internazionale) riserva non pochi malumori.

aaaEminenza, quali sono le ragioni per cui Papa Pacelli non è ancora beato dopo 59 anni dalla sua morte?

«I giudei erano e sono contrarissimi alla beatificazione di Pio XII perché lo ritengono un filo-nazista, ma questo è un falso storico, basterebbe leggere la sua prima enciclica da Papa, la Summi pontificatus, dove Pacelli fu talmente chiaro contro il nazismo che Goebbels la definì “molto aggressiva contro di noi, anche se nascostamente”. Per evitare, dunque, la sua beatificazione gli ebrei hanno dapprima appoggiato la propaganda russa rappresentata dall’opera Il Vicario di Hochhuth Rolf del 1963, poi riproposta con un film, e dopo hanno inviato il loro ambasciatore presso la Santa Sede direttamente in Vaticano per bloccare il tutto e non permettere che la Chiesa facesse il suo lavoro».

Perché gli ebrei sono così contrari?

«Indotti da quel libro che presenta il Papa come filo-nazista sono convinti che non ha fatto nulla per salvare gli ebrei durante il Secondo conflitto mondiale. È però documentato che in piena guerra Pacelli ha salvato moltissimi romani dalla morte e dai nazisti facendo aprire per gli ebrei le porte di conventi, seminari, del Vaticano dove ce n’erano a migliaia, e di Castel Gandolfo. Alcuni donne incinte hanno perfino partorito nella sua camera da letto nella residenza estiva dei Papi. Non era filo-nazista e lo dimostra il riconoscimento di Israele avvenuto a fine guerra quando in Vaticano si recò dal Papa il Consiglio Mondiale Ebraico in cui c’era anche Golda Meir, prima donna a guidare il governo di Israele. Per loro Pio XII era un amico, ma dopo la pubblicazione di quel libro tutto è cambiato a causa dei comunisti, e da amici sono diventati nemici del Papa».

In che modo Israele ha tentato di bloccare la causa di beatificazione di Pio XII?

«Un pomeriggio di agosto di qualche anno fa su una rivista romana comparve la notizia che Pacelli sarebbe stato beatificato nel mese di settembre, la mattina seguente bussò alla porta del mio ufficio l’allora ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede. Non nascondo che quella visita mi sconcertò non poco, non solo perché fosse davvero l’alba ma anche per i suoi contenuti. Lo ricevetti e mi spiegò che era stato informato della notizia. “Questa notte – mi disse – mi hanno telefonato da Israele per sapere se la notizia è vera o no”. Io come prefetto della Congregazione delle cause dei santi non ne sapevo niente ma gli assicurai che la Chiesa avrebbe proseguito il suo cammino senza permettere a terzi di intervenire nel processo di beatificazione. Lui diventò rosso e mi chiese di capire le pretese del suo governo: “Noi siamo contrari, voi cardinali, voi Occidentali non capite noi ebrei, voi dimenticate che noi siamo il popolo eletto”, disse. “La Chiesa seguirà la sua strada fino in fondo” – fu la mia risposta – “la Chiesa non si fermerà”».

Quale è stata la reazione a questa sua ferma opposizione?

«Mi fu chiesto di tenere ferma la causa per almeno cinquant’anni ma io non mi sono mai lasciato convincere. Durante tutto il corso della mia prefettura, dieci anni e mezzo, l’ambasciatore cercò di persuadermi in ogni modo e con qualsiasi mezzo, mi invitava spessissimo a pranzo a casa sua e nei dintorni del Vaticano, in un ristorante che si trova a piazza Risorgimento, affinché mettessi in disparte il cammino verso la beatificazione del Papa, ma il mio vero grande miracolo è di aver portato il processo di Pio XII alla proclamazione ufficiale da parte della Chiesa cattolica dell’eroicità delle virtù. Oggi se Francesco lo volesse potrebbe dispensare dal miracolo e beatificarlo immediatamente. Anche domani mattina».

(fonte: farodiroma.it)

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