È finito il mito del “papa di Hitler”

Il blog MessaInLatino pubblica la traduzione di un ottimo articolo del Catholic Herald.

I nostri amici a Ferrara ci mandano la traduzione del seguente articolo, uscito nei giorni scorsi sul settimanale inglese Catholic Herald.


di padre Leo Chamberlain, OSB*

Da 50 anni si cerca di sopprimere la verità della lotta di Pio XII contro il nazismo. Ora, però, abbiamo delle prove innegabili del suo eroismo. Qui in Inghilterra non ce ne siamo quasi accorti, ma gli studi dell’Olocausto hanno appena imboccato una strada nuova. Quasi due anni fa, la Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg, istituto per le ricerche storiche, ha iniziato un «progetto modesto». Voleva apporre delle targhe alle “Case della Vita”, quei luoghi dove durante la guerra i titolari hanno nascosto degli Ebrei. Ha trovato più di 500 Case della Vita in Italia, Francia, Belgio e Polonia. Eduardo Eurnekian, Presidente della Fondazione, dice che «ci siamo stupiti nello scoprire che la quasi totalità delle Case della Vita era collegata alla Chiesa Cattolica, tra cui Conventi e Monasteri, scuole e ospedali cattolici». Nella sola Roma più di 4500 Ebrei hanno trovato rifugio in chiese, conventi, monasteri e scuole. A Varsavia, la chiesa di Ognissanti ospitava gli Ebrei. È una cosa incredibile, perché la pena in Polonia per aver ospitato gli Ebrei era il campo di sterminio, se non addirittura la fucilazione immediata. È bene che una Fondazione che porti il nome di Raoul Wallenberg trovi tanti aiuti Cattolici per salvare la vita agli Ebrei. Wallenberg era un diplomatico svedese a Budapest durante la guerra. Insieme al Nunzio Apostolico, mons. Angelo Rotta, ha salvato la vita a 120.000 dei 150.000 Ebrei di quella città. Wallenberg verrà poi arrestato dall’Armata Rossa e non lo si vedrà mai più.

Le Case della Vita stupiscono solo perché si è soppressa la verità su quanto ha fatto la Chiesa nei confronti degli Ebrei durante la seconda Guerra Mondiale. Diversi amici del Papa dell’epoca, Pio XII, riconoscono il lavoro da lui ordinato direttamente per salvare la vita agli Ebrei. Tra questi sono due futuri papi, mons. Roncalli (Giovanni XIII) e mons. Montini (Paolo VI). Lo stesso Pio XII ospitava gli Ebrei in Vaticano e a Castel Gandolfo. Sarebbe bene cominciare a ricordare quanto ha fatto la Chiesa contro il Nazismo in quegli anni. Ottant’anni fa, il 14 marzo 1937, Papa Pio XI pubblicava Mit brennender Sorge (Con viva ansia), enciclica scritta in lingua tedesca per condannare il nazionalsocialismo. «Chi distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto», scriveva il Santo Padre. Il Segretario di Stato di Pio XI era il cardinal Pacelli, il futuro Pio XII. Ha distribuito di nascosto in Germania lo stesso testo che aveva aiutato a stilare. Già nel 1933 aveva negoziato un Concordato tra la Sede Apostolica e la Germania, non per placare il nazional-socialismo ma per avere un mezzo per frenarli con un trattato internazionale.

Il regime lo considerava troppo “filo semita”: aveva protestato contro di loro più di 50 volte, già nei primi giorni dopo l’entrata in vigore della Legge dei Pieni Poteri che permetteva a Hitler di fare leggi senza l’approvazione del Reichstag. Il Cardinale Pacelli era considerato così antinazista che il Terzo Reich cercò di non farlo eleggere Papa nel 1939. La storia personale di Pacelli è quindi importantissima. Amava la Germania e amava gli Ebrei sin dalla più tenera infanzia. Come Nunzio Apostolico in Baviera durante la breve Repubblica Comunista del 1919, diede enorme prova di coraggio personale, rimanendo al suo posto. Era nota a tutti la sua simpatia presso gli Ebrei, soprattutto la sua amicizia col direttore d’orchestra Bruno Walter, ma sotto sotto aiutava tantissimi. Dopo una richiesta di Walter, ha ottenuto la liberazione di Ossip Gabrilowitsch, musicista arrestato durante un pogrom istituito dal governo comunista bavarese. Trasferitosi in America, il pianista Gabrilowitsch diventò direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Detroit. Più tardi si convertirà al Cattolicesimo.

Prima della guerra, il cardinale Pacelli rischiò molto con l’aiuto che dava all’opposizione ai nazisti. Sapeva quali generali si preparavano per agire contro Hitler e faceva tutto il possibile perché il governo inglese conoscesse le loro intenzioni. In una situazione difficilissima, Pio XII fece più di chiunque altro per salvare la vita degli Ebrei. Aveva capito prestissimo esattamente cosa succedeva col Popolo ebraico. Molti facevano finta di non saper nulla, tra cui un diplomatico inglese che parlava di «questi ebrei che si piangono sempre addosso». Né l’Inghilterra né gli Stati Uniti facilitavano la fuga degli Ebrei, con la sola eccezione dei Kindertransport.

Pio XII in sedia gestatoria.

Durante la Guerra, Pio XII agiva direttamente in Italia per il tramite dei diplomatici vaticani in Romania, Ungheria, Slovacchia e in tanti altri posti. Date le circostanze, non c’è testimonianza scritta del numero di Ebrei salvati dal Papa e dalla Chiesa. Sono cifre che vanno dai 500.000 agli 860.000. Le dichiarazioni fatte da Pio XII prima e durante la Guerra sono inconfondibilmente ostili al nazismo. Gli alleati forse volevano di più, ma così si sarebbe cancellato per sempre tutto il bene che faceva il Papa.

I nazisti capivano benissimo quel che diceva. Il progetto per catturare Pio XII nel 1944 fu evitato solo per l’improbabile intervento di Karl Wolff, il generale delle Waffen–SS. Il Papa parlava poi con un linguaggio chiarissimo dei mali del Comunismo e della persecuzione stalinista, ma non ne parlò durante la Guerra. I diplomatici dei paesi alleati presso la Sede Apostolica avevano capito che era solo con la neutralità del Vaticano che il Sommo Pontefice poteva ospitare migliaia di Ebrei nei vari Conventi in Italia e nello stesso Vaticano. Gli permetteva pure di tenere dei contatti con loro e quindi le informazioni sui prigionieri di guerra e sugli Ebrei raggiungevano gli stessi Alleati. Così ammisero gli alleati e gli Ebrei pure dopo la fine della Guerra.

Albert Einstein era riuscito a scappare dalla Germania nazista e, nel 1940 disse, «solo la Chiesa Cattolica si è opposta a Hitler e mi trovo costretto ad ammettere che quella che una volta odiavo adesso debbo lodare senza alcuna riserva». Chaim Weizmann, primo Presidente della Repubblica israeliano e Isaac Herzog, Rabbino Capo d’Israele, fecero i loro tributi altrettanto generosi. Israele Zolli, Rabbino Capo di Roma, si farà Cattolico e prende Eugenio come nome in onore del papa Pacelli. Dopo la morte di Pio XII, Golda Meir – all’epoca Ministro degli Esteri in Israele – dirà, «piangiamo questo grande servo della pace».

I nazisti odiavano la Chiesa. Migliaia di Sacerdoti furono mandati ai campi di sterminio, soprattutto a Dachau, il “Campo dei Preti”. È pur vero che qualche vescovo non si oppose al regime. Si dice che Sua Eminenza Adolf Cardinale Bertram di Breslavia abbia detto una Messa da morto per Hitler nel 1945. Qualche Cattolico ha tradito gli Ebrei e perfino, come nel caso del pogrom di Jedwabne nel 1941, li ha massacrati. Ma altri, come mons. Clemens August von Galen, vescovo di Munster e mons. Konrad von Preysing di Berlino, fecero tutto il possibile per resistere. Agente di mons. Von Preysing, don Bernhard Lichtenberg, arciprete del Duomo di Berlino, fu giustiziato ed è considerato da tutti un martire.

Eppure nei sessant’anni dalla morte di Pio XII, la sua memoria è stata calunniata. Un esempio recente che conosciamo qui in Inghilterra è stato il servizio alla BBC dove si diceva che la preghiera di papa Francesco ad Auschwitz era come riparazione per il silenzio della Chiesa in quegli anni. Il portavoce del sistema inglese non faceva altro che riproporre il parere comune di Pio XII e della Chiesa di allora. Il barone Alton ha depositato subito protesta formale insieme a me presso l’Ente. È partita una lunga diatriba, ma ai primi di dicembre la nostra protesta è stata sostenuta. Il dott. Steel della BBC ha dovuto pubblicare una lettera in cui diceva, «la BBC non ha considerato le dichiarazioni pubbliche fatte da più papi né i tentativi fatti su iniziativa di Pio XII di salvare gli Ebrei dalla persecuzione nazionalsocialista; quindi abbiamo perpetuato un parere comune che va contro le prove storiche». Questo parere comune è proprio una damnatio memoriae. Nel 1963, Rolf Hochhuth – sconosciutissimo all’epoca ma ancora in vita e famoso per la sua opera – pubblica una sua commedia Il Vicario e dà tutta la colpa dell’Olocausto a Pio XII. Hochhuth dirà che i suoi “fatti” sono tutti verissimi. Si esegue la prima della commedia a Berlino Ovest e viene subito eseguita in Inghilterra e negli Stati Uniti. Suscita subito scandalo l’aiuto che danno ad Hochhuth i vari partiti comunisti d’Europa. L’URSS vuole assolutamente distruggere l’autorità morale del Papa e della Chiesa nella lotta al nazismo. Come diceva all’epoca Nikita Krusciov, anch’egli sterminatore di massa, i morti non sanno difendersi. La conferma di tali sospetti verrà solo nel 1998 con la pubblicazioni delle Memorie di Ion Mihai Pacepa, generale rumeno della Securitate che defezionò nel 1978. Secondo Pacepa, il Progetto Sede 12 originò a Mosca per ordine di Krusciov stesso. Dal 1959 Pacepa mandava le sue spie, vestite come sacerdoti, a rubacchiare a destra e a sinistra negli archivi vaticani. Non si trovò nulla di utile ma Ivan Agaianz, capo della disinformazione della KGB, riuscì a mandare a Hochhuth tutte le false informazioni che gli servivano. Mira dei Sovietici era silurare Pio XII e distruggere le crescenti intese tra la Chiesa e il Giudaismo. L’americano Ronald Rychlak, che ci lavora da anni e anni, conclude che tutte le “informazioni” di Hochhuth gli furono regalate dai servizi segreti sovietici. Hochhuth non si può certo dire unico autore di quella commediola: fu riscritta subito e molto ridotta e alterata da Erwin Piscator, il famoso regista teatrale e agente comunista.

Nel 1964 il B. Paolo VI ordinò delle ricerche per capire fino a che punto la Chiesa e il Papa avevano aiutato il Popolo ebraico durante la Guerra, che si pubblicheranno poi nel 1981. Così si sarebbe dovuto porre fine a tutto, ma così non fu. Alcuni studiosi e storici ebraici, quale Daniel Goldhagen negli anni ’90, sostengono le accuse. Le conseguenze le conosciamo tutti. Lo storico Martin Gilbert ci dice che ha ricevuto molte domande per fare le tesi di dottorato sul «tacito consenso» del Papa «antisemita» Pio XII. È molto fuorviante il libro di Cornwell, Il Papa di Hitler, pubblicato nel 1999. Dirà che l’antisemitismo di Papa Pacelli era «tipico» del periodo. Arriva a tanto per errori di traduzione, errori d’interpretazione e per aver citato solo in parte una lunga lettera di Pacelli del 1919, dove parla di un incontro col Segretario dell’Amministrazione Bolscevica di Monaco di Baviera. Il libro di Cornwell si basa eccessivamente sui ricordi amareggiati di Heinrich Brüning, ex-cancelliere in esilio della Repubblica di Weimar.

In realtà, Il Papa di Hitler faceva parte di una grossa campagna contro San Giovanni Paolo II. È un discorso che non c’entra con le nostre considerazioni di Pio XII, quindi non ne parliamo più qui. Il libro di Cornwell si vende benissimo e viene recensito bene da tutti i mezzi di comunicazione di massa, ma è stato successivamente massacrato insieme ad altri studi dello stesso genere da critici più esperti come Rychlak, Gilbert e dal rabbino David Dalin. Insieme danno una lunga lista di errori di traduzione, errori di interpretazione e anche di malizia pura in tutti questi volumi.

I mezzi di comunicazione di massa non parlano di queste correzioni. La bugia quindi rimane al suo posto d’onore. La lettera che ci ha scritto la BBC forse indica che le cose possono cambiare. Ci vorrebbero tre piccole correzioni per correggere tanti anni di falsità: anzitutto la BBC dovrebbe commissionare subito un documentario importante su quel Papa che ha salvato la vita a migliaia di Ebrei. Mi dicono che il nostro organo di stato si muove già in questa direzione. La BBC ha ammesso che deve correggere il tiro. Così è già successo, ma dovremo vedere se al grande pubblico va bene aprirsi alla verità. In secondo luogo, bisogna rivedere completamente le lapidi a Jad Vascém, il monumento ufficiale in Israele alle Vittime dell’Olocausto.

Molti degli aiutanti del Papa sono stati riconosciuti ultimamente come Giusti tra le Nazioni. Bisogna che anche Pio XII sia riconosciuto come Giusto. Non devono piantare un alberello a sua memoria, ma una foresta intera! La storia delle Case della Vita danno ulteriore prova del suo coraggio. In terzo luogo, bisogna beatificare subito questo Servo di Dio. Roma ne ha già riconosciuto le Virtù Eroiche, che gli apre la strada per la beatificazione. Lasciamo dire un’ultima parola a Pio XII stesso. Nel 1943 diceva, «verrà il giorno in cui tutti i documenti segreti su questa terribile guerra si potranno pubblicare. Allora tutte le sciocchezze e le accuse false saranno evidenti alla luce del sole. Partono non dall’ignoranza ma dall’odio per la Santa Chiesa». Parlava allora della propaganda nazista. Quelle parole valgono ancora per tutte le calunnie di questi ultimi 60 anni.

*Il Rev.mo P. Leo Chamberlain OSB è stato Preside per molti anni della scuola benedettina di Ampleforth. Adesso fa il Parroco della chiesa di S. Giovanni Evangelista nello Yorkshire.

(Fonte: catholicherald.co.uk; traduzione: blog.messainlatino.it)

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