Testimonianze di gratitudine dal mondo ebraico a Pio XII

Oggi, giornata della memoria, è bene ricordare che papa Pio XII fu colui che più di tutti in Europa cercò di aiutare e salvare gli ebrei dalla ferocia del nazismo di Hitler. Testimonianze di gratitudine dal mondo ebraico (ne riportiamo alcune) durante e dopo la guerra, e anche dopo la morte del venerabile Pontefice arrivarono da eminenti personalità che dimostrano l’infondatezza delle accuse a lui fabbricate dal regime sovietico e divulgate da ex cattolici incattiviti contro la Chiesa.

Testimonianze durante la guerra

Il 20 gennaio 1943, il rappresentante dell’Agenzia Ebraica per la Palestina, Chaim Barlas, dichiarava a monsignor Gustavo Testa, delegato apostolico in Egitto e Palestina: «L’atteggiamento altamente umanitario di Sua Santità che ha espresso la sua indignazione contro le persecuzioni, fu una sorgente di conforto notevole per i fratelli» (ADSS, VI, pp. 282-283).

Il 16 aprile 1943 l’Australian Jewish News pubblicò un breve articolo sulle attività del cardinale Pierre-Marie Gerlier, arcivescovo di Lione, che si era strenuamente opposto alla deportazione degli ebrei francesi, e che aveva salvato numerosi bambini ebrei. L’articolo riporta che Gerlier aveva obbedito all’ordine di Pio XII il quale aveva dato precise istruzioni per contrastare le misure antisemitiche in Francia (Zenit, 28 gennaio 2005).

Il 24 settembre 1943 Alex Easterman, rappresentante britannico del Congresso mondiale ebraico, informò il delegato apostolico a Londra, monsignor William Godfrey, che 4.000 ebrei croati erano stati portati in salvo su un’isola del mare Adriatico: «Sono certo che gli sforzi di Sua Grazia e del Santo Padre hanno permesso di raggiungere questo stupendo risultato» (Zenit, 28 gennaio 2005).

Sempre nel 1943 il futuro primo premier israeliano Chaim Weizmann scrisse che «la Santa Sede sta prestando il suo potente aiuto dove può per attenuare la sorte dei miei correligionari perseguitati» (Il resto del siclo n° 18, estate 2005, p. 82).

Il 18 febbraio 1944 Amleto Giovanni Cicognani, delegato apostolico a Washington, riceveva una lettera da parte del rabbino Maurice Perlzweig, direttore politico del Congresso mondiale ebraico. Vi si può leggere: «I ripetuti interventi del Santo Padre in favore delle comunità ebraiche in Europa evocano un profondo sentimento di apprezzamento e gratitudine da parte degli Ebrei di tutto il mondo» (Zenit, 28 gennaio 2005).

Il 28 febbraio 1944, il gran rabbino di Gerusalemme Isaac Herzog — lo stesso che avrebbe in seguito trasmesso a Pio XII «una speciale benedizione per suoi sforzi tesi a salvare vite umane fra gli Ebrei durante l’occupazione nazista in Italia» — inviava una lettera al delegato apostolico Angelo Roncalli nella quale scriveva: «Il popolo d’Israele non dimenticherà mai i soccorsi apportati ai suoi sfortunati fratelli e sorelle da parte di Sua Santità e i Suoi Eminenti Delegati, in uno dei momenti più tristi della nostra storia» (ADSS, X, p. 161).

Il 7 aprile 1944 il gran rabbino di Romania, Alezandru Safran, aveva spedito al nunzio apostolico Andrea Cassulo la seguente lettera: «Eccellenza, in questi tempi duri i nostri pensieri si volgono più che mai con rispettosa gratitudine a quanto è stato compito dal Sovrano Pontefice in favore degli Ebrei di Romania e della Transnistria. Nelle ore più difficili che noi, Ebrei di Romania, abbiamo passato, l’appoggio generoso della S. Sede, mediante la vostra alta personalità è stato decisivo e salutare. Non ci è facile trovare le giuste parole per esprimere la tenerezza e la consolazione che ci ha causato l’augusto gesto del Sommo Pontefice, che ha voluto offrire un largo sussidio per sollevare le sofferenze degli ebrei deportati che gli erano stati segnalati da Voi dopo la visita in Transnistria. Gli ebrei di Romania non dimenticheranno mai questi fatti di importanza storica. È per questo che ci permettiamo di mettere le nostre speranze in Vostra Eccellenza, che a molte riprese avete saputo trovare nel vostro amore di Dio e del prossimo, le vie più giuste per risparmiare sofferenze immeritate a una Comunità leale e ad esseri innocenti» (Civiltà Cattolica, 1961, III, p. 462).

Il 4 giugno 1944, giorno della liberazione della Capitale, il cappellano ebraico della V Armata statunitense parlava così agli ebrei: «Se non fosse stato per il soccorso veramente concreto e sostanziale e l’aiuto dato agli Ebrei dal Vaticano e dalle autorità ecclesiastiche di Roma, centinaia di rifugiati e migliaia di ricercati ebrei sarebbero indubbiamente periti molto prima che Roma fosse liberata» (Frase scritta sulla targa nel Tempio Maggiore ebraico di Roma a ricordo dei Giusti tra le Nazioni).

Il 7 luglio 1944 il Jewish News scrisse: «Risulta sempre più chiaro che gli Ebrei sono stati salvati dentro le mura del Vaticano durante l’occupazione tedesca di Roma».

Il 14 luglio 1944 l’American Hebrew di New York pubblicò un’intervista con il rabbino capo di Roma, Israel Zolli, che affermava: «Il Vaticano ha sempre aiutato gli ebrei e gli ebrei sono grati alla carità del Vaticano, fatta e distribuita senza distinzione di razza» (Zenit, 28-01-2005). Zolli l’anno successivo compì una clamorosa conversione alla fede cattolica, battezzandosi con il nume di Eugenio Pio in onore di quanto il Pontefice e la Chiesa avevano fatto in favore degli ebrei.

Il 31 luglio 1944 l’American Jewish Committee (AJC) e altri organizzazioni ebraiche organizzano una manifestazione al Madison Square Park di New York per mobilitare l’opinione pubblica contro la deportazione degli ebrei ungheresi. Nel suo discorso il giudice Joseph Proskauer, presidente dell’AJC, disse: «Noi abbiamo sentito quanto grande è stata l’opera del Santo Padre nel salvare gli ebrei in Italia. Sappiamo anche da diverse fonti, quanto questo grande Papa ha cercato di fare per aiutare e salvare gli ebrei in Ungheria» (Zenit, 28-01-2005).

Il 22 aprile 1945 Moshe Sharrett, futuro Ministro degli Esteri e Primo Ministro di Israele, dopo aver incontrato il Papa inviò un dettagliato rapporto all’Esecutivo della Jewish Agency in cui scrisse: «Mio primo dovere è stato quello di ringraziare il Papa e la Chiesa cattolica da parte del popolo ebraico, per tutto quello che hanno fatto nei diversi Paesi per proteggere e nascondere gli ebrei, salvare i bambini e gli israeliti in generale» (Zenit, 28-01-2005).

Testimonianze dopo la guerra

Il 29 luglio 1945, il segretario generale del Congresso mondiale ebraico, Leon Kubowitzky, mentre si trovava a Roma, volle ringraziare personalmente il Papa dei suoi interventi offrendo un regalo simbolico (rappresentato da 20.000 dollari che Pio XII stabilisce di devolvere esclusivamente a persone bisognose di stirpe ebraica) al Vaticano in «riconoscimento dell’opera svolta dalla Santa Sede per la salvezza degli Ebrei dalle persecuzioni fasciste e naziste» (Tempi, 11-08-1999).

Il 2 marzo 1946 il presidente delle Comunità israelitiche italiane Raffaele Cantoni, intervistato dal quotidiano L’indipendente, dichiarò: «La gratitudine imperitura degli Ebrei per quanti si sono adoperati in favore della comunità israelitica italiana è stata solennemente dichiarata dal Congresso. In primo luogo nei riguardi di Pio XII per le prove di umana fratellanza fornite dalla Chiesa cattolica durante gli anni delle persecuzioni e poi in ricordo dei sacerdoti che patirono il carcere e i campi di concentramento e immolarono la loro vita per assistere, in ogni modo, gli Ebrei» (L’indipendente, 02-03-1946).

Il 6 maggio 1949 moriva Abramo Giacobbe Isaia Levi che era stato senatore del Regno d’Italia fino alla promulgazione delle leggi razziali. Nel testamento c’era scritto: «Lascio al Pontefice regnante, Pio XII, villa Levi […] In segno di riconoscenza, per essere stato preservato dai pericoli della iniqua persecuzione razziale sovvertitrice di ogni rapporto della vita umana e grato della protezione concessagli in quel turbinoso periodo dalle Suore di Maria Bambina» (Zenit, 26-01-2005).

Il 17 aprile del 1955, in occasione del decennale della fine della seconda guerra mondiale,  l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane proclamò il Giorno della Gratitudine per l’assistenza avuta dal Papa durante la guerra (Libero, 03-05- 2001).

Il 26 maggio 1955 l’Orchestra filarmonica d’Israele si trovava a Roma per un’esecuzione speciale della Settima di Beethoven, come espressione della duratura gratitudine dello Stato d’Israele verso il Papa per l’aiuto prestato al popolo ebraico durante l’Olocausto. Nell’occasione il Jerusalem Post scrisse che «il Maestro Paul Kletzski ha richiesto che l’Orchestra, nella sua prima visita in Italia, suonasse per il Papa come gesto di gratitudine per l’aiuto che la Chiesa ha fornito a tutti i perseguitati dal nazifascismo» (Jerusalem Post, 29-05-1955).

Ancora l’Orchestra filarmonica d’Israele, nel giugno del 1955, chiese di poter eseguire un concerto alla presenza di Pio XII «in segno di riconoscimento e di gratitudine per l’immensa opera di assistenza umana prodigata da Sua Santità per salvare un gran numero di ebrei durante la seconda guerra mondiale» (Corriere della Sera, 13-12-2008).

Testimonianze dopo la morte di Pio XII

«Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è alzata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime» (Golda MeirJewish Virtual Library, 10-10-1958).

«Più che in ogni altra occasione, abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo Papa durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava non ci fosse per noi più alcuna speranza» (Elio ToaffJewish Virtual Library, 10-10-1958).

Il 18 ottobre 1961 Gideon Hausner, procuratore generale israeliano nel processo contro Eichmann, dichiara: «Il clero italiano aiutò numerosi israeliti e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne personalmente a favore di quelli arrestati dai nazisti» (Cristianità n. 304, 2001).

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