«Quando il mio prozio Pio XII giocava con me…»

Intervista con Donna Orsola dei Principi Pacelli, pronipote di papa Pio XII, che racconta: “Era affettuoso e divertente. Amava fare battute in romanesco”.

di Roberto Allegri (22-07-2017)

Un grande ritratto di Pio XII, sulla parete accanto alla finestra che si apre sui tetti di Roma. Dal quadro, il Papa mi guarda serio ma la sua espressione è anche paterna, comprensiva: la dignità del pontefice unita alla dolcezza di un papà.

Donna Orsola Pacelli seduta nel suo appartamento, con (da sinistra) il figlio dottor Niccolò, cardiochirurgo, il giornalista Roberto Allegri, autore dell’intervista, e il pittore Ulisse Sartini che ha realizzato il ritratto del Papa che si vede sullo sfondo.

“Sì, lui era proprio così”, dice una voce alle mie spalle. “Spesso scrivono che era austero, freddo, quasi distaccato. Invece, con noi della famiglia, era affettuoso e divertente. Sa che amava fare battute in romanesco?”.

Donna Orsola dei Principi Pacelli, pronipote di Pio XII, mi sorride. È una signora elegante, dai modi squisiti e uno sguardo sincero che mette a proprio agio. Mi invita a sedermi ad un tavolo sul quale ha disposto, per mostrarmeli, documenti e cimeli che riguardano il celebre prozio. E so bene che si tratta di un evento eccezionale perché la famiglia Pacelli è sempre stata estremamente riservata coi giornalisti, molto restia a farsi intervistare o fotografare. «Ma ho trovato molto piacevole la sua idea di ricordare Pio XII nella quotidianità, nella spontaneità che aveva con le persone che più amava», mi dice spiegandomi il motivo per cui ha accettato il nostro incontro. «Inoltre», continua, «è un dovere per noi della famiglia approfittare delle occasioni per controbattere le dicerie, le assurde accuse che sono state inventate contro Pio XII dai nemici della Chiesa. Per fortuna, questa ondata di invenzioni sta svanendo e la verità si riafferma prepotente».

Pio XII a colloquio con la sua pronipotina Orsola Pacelli. “Quando morì avevo 21: ho avuto molto tempo per conoscerlo”.

«Lei si riferisce ai famosi “silenzi” di Papa Pacelli», dico. E scuotendo leggermente la testa, Donna Orsola risponde: «Proprio così. Tutte invenzioni. Una vera e propria campagna denigratoria mirata a far credere che Pio XII non abbia difeso gli ebrei durante la Seconda Guerra mondiale e che, non condannando il nazismo, abbia permesso con il suo silenzio, lo sterminio nei lager. Ma tutte queste calunnie sono state smentite perché oggi i documenti ufficiali dimostrano esattamente il contrario. Pio XII fu cauto nel condannare apertamente Hitler per non peggiorare la situazione. Una condanna esplicita poteva raddoppiare lo sterminio. E’ storia che il Papa, agendo segretamente, salvò la vita a centinaia di migliaia di ebrei, nascondendoli in Vaticano o facendoli fuggire in America. Aveva dato ordine a tutti i conventi e i monasteri di ospitare e nascondere le famiglie perseguitate. E lui stesso lo aveva fatto in Vaticano e nelle stanze di Castel Gandolfo. L’anno scorso, anche la BBC, in un gesto che si può definire storico, si è pubblicamente scusata per il suo atteggiamento di condanna che, in passato, sull’onda di quelle calunnie, aveva tenuto nei confronti di Pio XII. Ha riconosciuto di essersi sbagliata. Ma, purtroppo, c’è ancora chi continua, contro l’evidenza dei fatti e la documentazione storica, a considerare Pio XII il “Papa dei silenzi”…».

Donna Orsola dei principi Pacelli, pronipote di Papa Pio XII, fotografata nel suo appartamento romano con alle spalle un bellissimo ritratto del suo celebre prozio, eseguito dal maestro Ulisse Sartini.

Donna Orsola Pacelli è una delle ultime persone legate da stretta parentela con Pio XII, che era il fratello del suo nonno paterno. «Voleva molto bene a mio padre e mia madre, cioè ai suoi nipoti», spiega. «E così la mia infanzia e la mia prima giovinezza sono state arricchite dagli straordinari incontri con lui. Quando morì, nel 1958, io avevo ventun anni. Ho fatto quindi in tempo a conoscerlo e frequentarlo. E ne conservo un ricordo meraviglioso».

«Andavo a fargli visita nel suo appartamento pontificio in Vaticano e anche nella residenza estiva a Castel Gandolfo», continua donna Orsola. «Da bambina ero molto vivace e mi mettevo a correre su e giù per quei lunghi corridoi un po’ austeri. Mia madre ovviamente mi rimproverava ma il Papa invece sorrideva e si metteva a giocare con me. Noi della famiglia, gli facevamo visita ogni Natale e poi il 2 giugno, giorno di Sant’Eugenio, per festeggiare insieme a lui l’onomastico, dato che il suo nome di battesimo era proprio Eugenio. In quelle occasioni, per me era un po’ come andare a trovare un nonno. Ricordo che lasciavamo la macchina nel cortile di San Damaso e poi salivamo al Palazzo Apostolico con l’ascensore che arrivava direttamente nell’appartamento privato del Papa. Ad aspettare noi bambini c’erano i biscotti fatti dalle suore e la cioccolata calda. Erano stanze un po’ spartane, per nulla lussuose. Ma per me erano fiabesche, piene di oggetti affascinanti ed esotici. Ad esempio, nello studio del Papa c’era la pelle di un leone, un dono che credo avesse ricevuto da Pio XI. Restavo immobile a guardarla, rapita. E un’altra cosa che mi incantava era un “cavallo elettrico” che Pio XII teneva nel bagno e che gli serviva per fare ginnastica ogni mattina. Da giovane, quando era stato Nunzio Apostolico in Baviera, era solito andare spesso a cavallo e così, salendo su quell’attrezzo ginnico, poteva ripetere gli stessi salutari movimenti».

«Quando aveva tutti i parenti attorno, il Papa era molto rilassato e cordiale», dice ancora donna Orsola. «Mi viene in mente un Natale in cui mio fratello più piccolo, Filippo, aveva imparato a memoria una poesia appositamente per Pio XII. Si era esercitato parecchio a casa ma quando si trattò di recitarla, era troppo emozionato e si rifiutò. “Io non dicio!”, esclamò con le manine dietro la schiena. Il Papa rideva divertito e poi prese Filippo in braccio e se lo mise sulle ginocchia. Nonostante tutti i suoi numerosi impegni, trovava sempre il tempo per interessarsi di quello che noi nipoti facevamo, dei nostri studi e dei nostri progetti. Dopo il liceo, ad esempio, mia madre mi iscrisse in un college a New York. Ovviamente non potei fare altro che obbedire, perché a quel tempo non si mettevano mai in discussione le decisioni dei genitori. Ma prima della mia partenza, andammo a trovare il Papa a Castel Gandolfo per avere il suo parere e la sua benedizione. Quando seppe che sarei andata a studiare in America, mi abbracciò e poi disse a mia madre: “Hai fatto molto bene a prendere questa decisione! Le farà benissimo!”».

Pio XII in un ritratto realizzato del maestro Ulisse Sartini su richiesta di Donna Orsola e di suo figlio Niccolò.

Dal tavolo, donna Orsola prende una fotografia incorniciata di Pio XII e mi indica la dedica scritta da lui nel 1955: “Alla diletta pronipote Ursula con una Nostra particolare Benedizione, pegno ed auspicio delle più abbondanti grazie celesti”. «Come si vede», precisa donna Orsola, «solo mio padre mi chiamava Orsola ma tutti gli altri parenti, compreso il Papa, usavano la U, alla latina».

Quest’anno è il centenario delle apparizioni di Fatima e così chiedo a donna Orsola di parlarmi del rapporto tra Pio XII e la Madonna di Fatima. Lei si illumina. «Un rapporto molto profondo», risponde. «Le dico solo questo: mio prozio venne consacrato vescovo il 13 maggio 1917, verso mezzogiorno, proprio nel preciso momento in cui la Madonna appariva per la prima volta ai tre pastorelli di Fatima. Pio XII è stato il primo Papa a parlare di quelle apparizioni in un’enciclica. Nella lettera “Saeculo Exeunte Octavo”, del 13 giugno 1940, rivolgendosi al popolo portoghese, scrisse: “Da Fatima, nostra Signora del rosario, la grande Madre di Dio che vinse a Lepanto, vi assisterà con il suo potente patrocinio”. Nel 1944, Pio XII istituì la Festa del “Cuore Immacolato di Maria”; nel 1946, fece incoronare la Madonna di Fatima “Regina del mondo”. E il primo novembre 1950, proclamò il dogma dell’Assunzione in cielo della Madonna in anima e corpo, dogma a cui aveva pensato per anni incontrando varie resistenze e difficoltà. In quel periodo, come egli stesso confidò ad alcune persone intime, ebbe la grazia di assistere nei giardini vaticani, al miracolo del Sole, così come si era verificato a Fatima nell’ottobre 1917. Ma aspetti, le faccio vedere una cosa».

Niccolò Daddi, 44 anni, figlio di Donna Orsola e quindi pronipote anche lui di Pio XII.

Cercando tra i documenti, donna Orsola apre una cartella. Dentro ci sono un paio di pagine scritte a macchina, protette da un rivestimento di plastica. «Queste vengono dall’archivio di famiglia», dice. «È una relazione scritta dal cardinale Giuseppe Pizzardo, che fu amico e stretto collaboratore di Pio XII. Racconta ciò il Papa vide il 30 e il 31 ottobre e poi anche il 1 novembre del 1950 durante le sue passeggiate nei giardini vaticani. Il cardinale Pizzardo riporta le parole precise del Papa: aveva visto il sole diventare rosso, velato di vapori e quindi dilatarsi e restringersi e muoversi in tutte le direzioni, come stesse ballando. Il fenomeno era durato circa un minuto e mezzo. Il Papa aveva precisato di avere osservato bene, con occhio “non titubante”, e di essere stato ben sveglio proprio perché stava camminando. Inoltre, sempre nella relazione del Cardinale, si viene sapere che Pio XII assistette allo stesso fenomeno anche otto giorni dopo, precisamente l’8 novembre, verso le quattro del pomeriggio. In quell’occasione, i movimenti del sole erano stati ancora più complessi, tanto che, per rendere chiare le parole del Papa, Pizzardo ha anche aggiunto un piccolo schema fatto a mano che illustra il movimento oscillatorio del sole».

«Non si sa per quali misteriosi disegni della Provvidenza, tutto questo è accaduto», conclude donna Orsola Pacelli. «Ma è innegabile che per tutta la vita, Pio XII fu sempre un difensore e un instancabile divulgatore del messaggio della Madonna, tanto da essere ricordato nella storia come “il Papa di Fatima”».

Foto di Nicola Allegri

(fonte: tonyassante.com)

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