“Hitler voleva rapire il Pio XII”. Il piano segreto del Vaticano per salvarlo

Famiglia Cristiana presenta un’anticipazione de Il Vaticano nella tormenta di Cesare Catananti. Tra cunicoli e nascondigli si sarebbe provato a salvare il pontefice.

di Gelsomino Del Guercio | Gen. 22, 2020

Giovedì 23 gennaio il settimanale Famiglia Cristiana pubblica, in esclusiva, un’anticipazione del libro Il Vaticano nella tormenta di Cesare Catananti (Edizioni San Paolo), un saggio che ricostruisce il gioco di spie e le manovre in Vaticano durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Grazie a numerosi documenti inediti, provenienti dall’Archivio della Gendarmeria Pontificia, viene svelato per la prima volta un piano segreto per difendere la Santa Sede e proteggere papa Pio XII in caso di rapimento da parte dei nazisti.

Tra Pio XII e Montini

Cesare Catananti getta luce su quelle oscure vicende grazie al materiale inedito dell’Archivio della Gendarmeria vaticana, che ha potuto consultare in esclusiva. Il risultato è uno straordinario volume ricco di vicende drammatiche e colpi di scena, con rivelazioni clamorose. Un saggio di “storia materiale”, come scrive Andrea Riccardi nella prefazione, in cui emerge il ruolo della Chiesa cattolica e del pontificato di Pio XII durante il conflitto. Con un protagonista assoluto che si muove dietro le quinte: Giovanni Battista Montini, Sostituto della Segreteria di Stato e futuro papa Paolo VI.

Contrari al regime

Dal libro emerge anche come per tutto il conflitto il Vaticano non cessò di nascondere ebrei e rifugiati di guerra alleati. Si sapeva che i due Sostituti della Segreteria di Stato di Pio XII, Montini e Domenico Tardini, erano contrari al regime. Ma questo non impedì loro di dare disposizione, a guerra finita, di ospitare rifugiati tedeschi tra le mura della Santa Sede, per impedire che venissero uccisi.

Le spie di Hitler

L’opera di Montini, in particolare, fu costante e ostinata per proteggere il Pontefice e la Curia dalle minacce di Adolf Hitler, dalla prevaricazione del regime fascista (l’Ovra spiava ogni cittadino vaticano) e al contempo salvaguardare l’immunità degli ambasciatori alleati presso la Santa Sede che di fortuna). Il Führer (che non aveva escluso la deportazione dei cattolici tedeschi, come ben sapeva l’ex nunzio apostolico in Germania Pacelli) aveva in animo l’invasione di quel territorio di appena 44 ettari e persino il rapimento del Papa.

Il piano di fuga

L’ambasciatore inglese presso la Santa Sede Francis D’Arcy Osborne aveva rivelato alla Segreteria di Stato che vi era un piano per prelevare Pio XII e portarlo a Monaco di Baviera, ma in quel caso gli alleati erano pronti a inviare in due giorni un commando per salvarlo. Bisognava tenerlo nascosto per 48 ore. La Gendarmeria aveva individuato il rifugio: la Torre dei Venti, nel cortile della Pigna, ricco di nascondigli e passaggi segreti.

200 uomini

Un piano di difesa era stato varato dalla Gendarmeria Vaticana, consapevolmente disperato, poiché l’armamento di quel piccolo esercito di 200 uomini era costituito da fucili Mauser, spade, alabarde e persino gli idranti dei pompieri vaticani. Sarebbe bastata una cannonata di un panzer tedesco per mettere fine alla “Stalingrado vaticana”.

(fonte: aleteia.org)

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