Su Pio XII polemiche strumentali. La sua santità è evidente

«Affermare che papa Pacelli non avesse alcuna intenzione di salvare gli ebrei, è molto grave, perché è anche un giudizio morale». «Tutta la documentazione esistente smentisce la presunta insensibilità per le sofferenze degli ebrei». «Motivi ideologici dietro la leggenda nera su Pio XII».«Il processo di beatificazione non si è mai interrotto, ci sono alcuni presunti miracoli allo studio». Parla Emilio Artiglieri, presidente del Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII.

di Luca Marcolivio (05-03-2020)

Com’era prevedibile, l’apertura degli archivi vaticani su Pio XII ha riacceso le discussioni sul ruolo svolto da papa Pacelli durante l’occupazione nazista e l’olocausto. La figura del venerabile papa romano, tuttavia, si pone ben al di sopra delle polemiche contingenti e fa emergere uno splendido profilo di santità. In occasione dell’apertura degli archivi e anche in vista di un convegno in programma a Roma il prossimo 16 marzo, La Nuova Bussola Quotidiana ha intervistato Emilio Artiglieri, avvocato della Curia Romana e presidente del Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII, attivo dal 2009, che promuove l’incontro.

Emilio Artiglieri

Avvocato Artiglieri, quali sono, a suo avviso, gli elementi di maggiore interesse che potrebbero emergere dall’apertura dei nuovi archivi sul venerabile papa Pio XII?

Si tratta di un’iniziativa a trecentosessanta gradi, che coinvolge una pluralità di archivi di tutte le istituzioni della Santa Sede: dalla Segreteria di Stato, alla Penitenzieria Apostolica fino alle congregazioni. Questi documenti coprono l’intera durata del pontificato di Pio XII, dandone una lettura complessiva. Sono convinto che, anche per quanto riguarda la questione dei rapporti con il mondo ebraico, bisognerà tenere conto dell’azione pastorale di Pacelli nella sua complessità, prima come nunzio apostolico in Germania, poi come Cardinale Segretario di Stato ed infine come Papa.

A questo proposito, sono già emerse dichiarazioni controverse, come quella del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, secondo cui Pio XII non ebbe nessuna volontà di fermare il treno dei deportati. Come si può rispondere di fronte a queste accuse?

È proprio alla luce di una visione onnicomprensiva del pontificato di Pacelli che si può capire meglio la sua personalità e il suo operato. Affermare che il papa non avesse alcuna intenzione di salvare gli ebrei, è molto grave, in quanto non va ad esprimere solamente un giudizio storico ma costituisce un giudizio morale. Che Pio XII fosse assolutamente insensibile alla sofferenza degli ebrei è qualcosa che, sia gli archivi appena aperti che la documentazione già nota e le migliori biografie, smentiscono nettamente. Se si attinge a queste fonti, si può scoprire che Pio XII era un uomo molto sensibile e anche molto tormentato, che si è trovato a trattare questioni di coscienza molto delicate, dinnanzi alle quali si domandava: parlare o non parlare? Il silenzio, di per sé, può anche essere omissivo e colpevole ma, in molti altri casi, è un silenzio che può operare per il bene degli altri. Il papa stesso era consapevole del fatto che, un domani, qualcuno avrebbe potuto strumentalizzare il suo stesso silenzio contro di lui ma fu comunque la strada che lui stesso scelse per evitare drammi ulteriori e per salvare la vita di migliaia di ebrei. A ciò, va aggiunto il fatto che la dottrina cattolica era intrinsecamente incompatibile con le idee del nazionalsocialismo. I nazisti vedevano la Chiesa come un nemico ed è ben noto che lo stesso Pio XII compì degli esorcismi nei confronti di Hitler. Come si può pensare allora a una connivenza tra Papa e nazismo?

Eppure, nell’immediato dopoguerra, furono numerosi e palesi gli attestati di stima e gratitudine delle comunità ebraiche nei confronti di Pio XII. Quale fu l’elemento perturbatore che, in seguito, contribuì ad alimentare la leggenda nera del papa complice dei nazisti?

I motivi sono numerosi, comunque si può affermare che la ragione prevalente fu l’azione dei servizi segreti sovietici, che intesero sostenere la tesi del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth che, nella sua pièce Il vicario, rappresentava Pacelli come un uomo assolutamente freddo e indifferente alla sorte degli ebrei. È chiaro che dietro tutto questo, c’è un contesto storico in cui Pio XII era visto come un simbolo della Chiesa del passato, legata a principi superati, con i quali qualcuno voleva tagliare i legami.

Allude al clima creatosi durante e dopo il Concilio?

Sì ma, in quel contesto, va tenuto conto che San Paolo VI volle avviare congiuntamente le cause di canonizzazione di Pio XII e di Giovanni XXIII, proprio a sottolineare la continuità rispetto all’evento del Vaticano II, che non segna né la fine della vecchia Chiesa, né l’inizio di una Chiesa nuova. Papa Montini annunciò l’avvio di entrambe le cause proprio durante le sessioni del Vaticano II, suscitando l’applauso dei padri conciliari. Del resto, Paolo VI fu uno stretto collaboratore e un grandissimo estimatore di Pio XII, che più volte difese, facendone pubblico elogio.

Ritiene che, con l’apertura degli archivi, la causa di canonizzazione potrà procedere più spedita?

Va puntualizzato che la causa non si è mai fermata. Dieci anni fa, Benedetto XVI ha riconosciuto l’eroicità delle virtù, pertanto il giudizio umano della Chiesa su Pio XII è ormai definito. L’ultimo passo che manca alla beatificazione è il riconoscimento di un miracolo: al momento sono allo studio vari casi e qualcuno sembra essere molto significativo, tuttavia non voglio sbilanciarmi troppo a tal riguardo. Devo aggiungere, comunque, che la devozione per Pio XII è stata da subito molto forte: si pensi che la prima preghiera a lui rivolta, stampata su un santino, risale alla fine del 1958, quindi di pochissimo successiva alla sua morte.

Quali sono le qualità umane che hanno spianato la strada della santità a Pio XII?

Questo argomento è oggetto specifico di studi da parte del comitato che presiedo. Nel mio libro Pio XII. Il papa della carità (Edizioni Velar), ho cercato di mettere in risalto il lato umano di Eugenio Pacelli, fin dall’adolescenza e dalla giovinezza. Da studente ebbe tra i suoi amici più stretti un giovane ebreo, Guido Mendes, con il quale condivise molti interessi e ideali. Entrambi furono spesso ospiti in casa dell’altro. Pacelli manifestò sempre grande interesse per la cultura e la religione ebraica, al punto che un giorno chiese all’amico di prestargli un libro del rabbino Ben Herzog. La loro amicizia durò molti anni. Nel 1938, alla promulgazione delle leggi razziali, Pacelli, allora Segretario di Stato, si prodigò per la famiglia Mendes, ottenendone il trasferimento in Svizzera e, l’anno seguente, in Palestina. Tutto questo per dire quanto Pio XII fosse tutt’altro che insensibile alla sorte degli ebrei… Umanamente, Pacelli si caratterizzava per una straordinaria dedizione al lavoro, come dimostra la mole impressionante di scritti, tra encicliche (ben 43), documenti magisteriali e discorsi ufficiali. Quando riceveva in udienza le più diverse categorie umane o professionali (ad esempio, medici, ostetriche, giuristi, scienziati, operai, militari, sposi ed addirittura macellai), non teneva mai discorsi di circostanza ma, ogni volta, si documentava scrupolosamente sui temi che li riguardavano. Questo spirito laborioso emerse nonostante la fragile salute che affliggeva Pacelli fin dalla gioventù, al punto che, dopo un breve periodo di frequentazione del Collegio Capranica, non poté più seguire con regolarità le lezioni in seminario. Va infine ricordata la profondissima devozione mariana di Pio XII, da alcuni identificato come “il papa di Fatima”, essendo stato ordinato vescovo proprio il 13 maggio 1917, giorno delle prime apparizioni della Madonna ai pastorelli. È stato anche il Papa che ha proclamato il dogma dell’Assunzione al Cielo, il titolo di Maria Regina e il culto universale del Cuore Immacolato di Maria.

In conclusione, può darci qualche anticipazione sul convegno Pio XII nei drammi del XX secolo?

L’evento si terrà lunedì 16 marzo, alle ore 17, presso l’Istituto Maria Santissima Bambina, in via Paolo VI, nei pressi del Vaticano e sarà presieduto dal cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alla presenza di alcuni dei protagonisti del dibattito su Pio XII. Saranno presenti il professor Johan Ickx, direttore dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato (sezione Rapporti con gli Stati), e il professor Matteo Luigi Napolitano, autore di numerose pubblicazioni su Pacelli: due ricercatori in prima linea per questa apertura degli archivi. Entrambi hanno partecipato a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, al recente convegno organizzato dall’Osservatorio Permanente della Santa Sede, dal titolo: Remembering the Holocaust: The Documented Efforts of the Catholic Church to Save Lives (Ricordare l’Olocausto: l’impegno documentato della Chiesa cattolica per salvare vite umane). Nel corso del dibattito emergeranno sicuramente nuove informazioni che andranno a integrare un quadro complessivo che non potrà che risultare positivo, con buona pace di coloro che, pur non avendo vere competenze storiografiche, hanno espresso dei discutibili giudizi su Pio XII.

(Fonte: LaNuovaBQ)

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