Così Pio XII si oppose alla violenza nazista

Gli archivi vaticani messi a disposizione dei ricercatori storici non possono che confermare quanto già ampiamente provato circa l’opera di papa Pacelli in difesa degli ebrei perseguitati da Hitler.

di Luciano Garibaldi (08-03-2020)

Il 2 marzo scorso, giorno fissato dalle massime autorità ecclesiastiche per l’apertura agli studiosi degli archivi vaticani contenenti i documenti del pontificato di Papa Eugenio Pacelli, il direttore dell’archivio vaticano Rapporti con gli Stati ha anticipato alla stampa il contenuto di alcuni fascicoli che confermerebbero gli aiuti prestati da Pio XII agli ebrei durante gli anni della persecuzione nazista. Non l’avesse mai fatto!

In men che non si dica, gli si è scatenata contro la furiosa reazione di alcuni tra i più autorevoli esponenti della comunità ebraica, a cominciare dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Ecco alcune delle sue dichiarazioni alla stampa: «…Pio XII scelse di restare in silenzio di fronte all’incedere della Shoah, e non fece nulla per bloccare il treno che il 16 ottobre del 1943 deportò dalla stazione Tiburtina 1024 ebrei prelevati dai tedeschi nel primo rastrellamento del ghetto di Roma. Di essi ne torneranno sedici». Un’altra frase accusatoria nei confronti di Papa Pacelli: «I suoi aiuti furono ben mirati a tutela dei battezzati, ma non una parola fu spesa per dare un aiuto concreto agli ebrei».

Ed ecco il sigillo alle accuse, posto da Riccardo Pacifici, uno tra i più autorevoli esponenti della comunità ebraica italiana: «Resto convinto che non vi fu alcun ordine di salvare gli ebrei da parte di Pio XII, e penso anzi che più si tenta di riscrivere la storia in suo favore, meno si da’ onore alle tante azioni coraggiose di singoli uomini e donne di Chiesa, di singoli conventi, che misero a rischio la propria sorte per salvare gli ebrei».

Nella mia Memoria di un’epoca pubblicata su Il Nuovo Arengario lo scorso 14 settembre con il titolo, riferentesi a Pio XII, E’ Venerabile ma la storia lo vuole Santo, riassunsi il contenuto di un mio libro pubblicato dieci anni or sono con la casa editrice Lindau. Il suo titolo era O la Croce o la Svastica, ed era la risposta all’opera teatrale di Rolf Hochhut, Il Vicario, che aveva rappresentato Pio XII come complice di Hitler. Quel mio libro conteneva le rivelazioni fattemi molti anni prima, nel suo ritiro di Prien am Chiemsee, in Baviera, dal generale Karl Wolff, comandante delle Waffen SS in Italia durante il periodo dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana (settembre 1943 – aprile 1945). Rivelazioni che ponevano in luce l’odio di Adolf Hitler nei confronti di Papa Pacelli proprio per quanto dal pontefice organizzato per salvare il maggior numero possibile di ebrei. Al punto che Wolff ricevette da Hitler l’ordine di imprigionare il Papa e portarlo in una fortezza del Liechtenstein, ma escogitò una serie di eventi e circostanze per giustificare, agli occhi del Führer, la mancata esecuzione dell’ordine.

Sempre in quel libro, ebbi modo di ricostruire e raccontare nel dettaglio la vicenda passata alla storia con il nome di Operazione Walkiria: ovvero l’evento del 20 luglio 1944, allorché l’ufficiale della Wehrmacht Claus von Stauffenberg, a capo di un gruppo di militari decisi a farla finita con la dittatura nazista, depose una valigia carica di esplosivo sotto il tavolo delle riunioni di Hitler, ma non riuscì a portare a termine il progetto perché la bomba esplose ma il dittatore se la cavò con qualche bruciatura e poté organizzare la spaventosa vendetta punitiva, costata la vita a più di duemila ufficiali tedeschi antinazisti. Anche in quell’occasione, gli alti ufficiali pronti ad eliminare Hitler pur di troncare definitivamente la follia sanguinaria e antisemita del nazismo, erano in massima parte cattolici e mantenevano legami spirituali con gli uomini di Chiesa.

Un caso per tutti. Prima di procedere nella sua azione, Von Stauffenberg, fervente cattolico, era andato a confessarsi presso l’arcivescovo di Berlino. Possibile che non gli avesse detto una parola su quanto si accingeva a portare a termine? E possibile che l’arcivescovo non avesse riferito nulla ai suoi superiori vaticani?

Ecco, dunque, provato che non ci si devono attendere sensazionali novità dai documenti che il Vaticano ha messo a disposizione degli storici. Ricordiamo che trattasi di incartamenti del periodo 1939 – 1958. Per l’esattezza, circa 20 mila pagine rimaste fino ad oggi “riservate”, di cui ben 15 mila consultabili in forma digitale, grazie al lavoro di catalogazione svolto dai funzionari vaticani e durato ben quattordici anni.

L’archivio vaticano è in grado di ospitare ogni giorno fino a 60 ricercatori. Le prenotazioni per consultare i documenti di Pio XII hanno avuto inizio ad ottobre 2019 e attualmente sono distribuite fino al giugno prossimo. Decine di ricercatori sono dunque all’opera. Non ci resta che augurare buon lavoro a tutti. A noi, per convincerci della forte e coraggiosa opera salvifica di Pio XII, basta e avanza quanto abbiamo già pubblicato nelle Memorie di un’epoca dedicate alla figura e all’opera di Papa Pacelli

A conclusione, ci sembra opportuno e doveroso ricordare una nobile figura troppo presto dimenticata dai libri di storia. Ci riferiamo a Eugenio Pio Zolli, rabbino capo di Roma durante l’occupazione tedesca, convertitosi al cattolicesimo dopo la Liberazione assumendo il nome di Eugenio. Qualcosa vorrà pur dire…

(Fonte: IlNuovoArengario)

 

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