Et Verbum caro factum est (Joan I, 1)

«I cristiani dovrebbero sapere meglio degli altri che il Figlio di Dio fatto uomo è l’unico saldo sostegno della umanità anche nella vita sociale e storica»: Magistero del Venerabile Papa Pio XII.

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«La vita umana innocente, in qualsiasi condizione si trovi, è sottratta, dal primo istante della sua esistenza, a qualunque diretto attacco volontario. È questo un fondamentale diritto della persona umana, di valore generale nella concezione cristiana della vita; valido così per la vita ancora nascosta nel seno della madre, come per la vita già sbocciata fuori di lei; così contro l’aborto diretto, come contro la diretta occasione del bambino prima, durante e dopo il parto. Per quanto fondata possa essere la distinzione fra quei diversi momenti dello sviluppo della vita nata o non ancora nata per il diritto profano ed ecclesiastico e per alcune conseguenze civili e penali, — secondo la legge morale, si tratta in tutti quei casi di un grave e illecito attentato alla inviolabile vita umana.

Questo principio vale per la vita del bambino, come per quella della madre. Mai e in nessun caso la Chiesa ha insegnato che la vita del bambino deve essere preferita a quella della madre. È erroneo impostare la questione con questa alternativa : o la vita del bambino o quella della madre. No; né la vita della madre, né quella del bambino, possono essere sottoposte a un atto di diretta soppressione. Per l’una parte e per l’altra la esigenza non può essere che una sola: fare ogni sforzo per salvare la vita di ambedue, della madre e del bambino (cfr. Pii XI Encycl. “Casti Connubii”, 31 dec. 1930 – Acta Ap. Sedis vol. 2 2 , pagg. 562-563).

È una delle più belle e nobili aspirazioni della medicina il cercare sempre nuove vie per assicurare la vita di entrambi. Che se, nonostante tutti i progressi della scienza, rimangono ancora, e rimarranno in futuro, casi in cui si debba contare con la morte della madre, quando questa vuol condurre fino alla nascita la vita che porta in sé, e non distruggerla in violazione del comandamento di Dio: non uccidere! — altro non resta all’uomo, che fino all’ultimo momento si sforzerà di aiutare e di salvare, se non d’inchinarsi con rispetto dinanzi alle leggi della natura e alle disposizioni della divina Provvidenza»

VEN. PAPA PIO XII (1939-1958)

(Discorso ai partecipanti al convegno del Fronte della Famiglia e dell’Associazione delle Famiglie, 27-11-1957)

«Pio XII: radici della sua vita cristiana e sacerdotale»

Siamo onorati e lieti di condividere con i nostri stimatissimi Lettori la splendida Omelia tenuta da S. Em. Rev.ma il Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, in occasione della Santa Messa solenne celebrata il 13 giugno 2016 nella Chiesa Nuova in Roma, nel ricordo del Ven. Pio XII. Ringraziamo l’Avv. Emilio Artiglieri per la graditissima comunicazione. (A.C.)

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“Pio XII tra i Santi”. Il convegno romano dedicato al Pastore Angelico

Il 9 ottobre scorso si è tenuto a Roma un prestigioso Convegno, organizzato dal “Comitato Papa Pacelli” unitamente alla Postulazione della Causa, per celebrare l’anniversario dei celesti natali del Sommo Pontefice Pio XII, del quale da tempo si vagheggia la Canonizzazione.

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Quell’enciclica di Pio XII che ha preparato il Giubileo della Misericordia

La Haurietis Aquas (1956), dedicata al Sacro Cuore di Gesù, è una rilettura dell’Antico Testamento alla luce dell’amore misericordioso di Gesù, contro ogni tentazione di separare misericordia e giustizia, e dimostrazione di una sostanziale continuità nel Magistero della Chiesa.

di P. Enrico Cattaneo SJ

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Il Magistero di Pio XII e l’ordine sociale

di Giulio Luzzi

Giuseppe Brienza, “Il Magistero di Pio XII e l’ordine sociale”, con una Prefazione di Francesco Mario Agnoli (pp. 5-12), Fede & Cultura, Verona, pp. 112, € 11,00.

Pio XII, come ricorda anche il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005, p. 47, nota 139), fu il primo Papa, nel Radiomessaggio per il 50esimo anniversario della «Rerum novarum» del 1941, a coniare la dizione di «dottrina sociale cattolica». Sempre lui, nella successiva Esortazione apostolica Menti nostrae, del 23 settembre 1950, ha poi assunto quella definizione ormai definitivamente affermatasi di «dottrina sociale della Chiesa».

L’ultimo libro edito sul Magistero sociale di Pio XII dalla piccola ma sempre più affermata editrice “Fede & Cultura” di Verona, diretta dal prof. Giovanni Zenone Ph.D., ha il pregio di accostarne l’insegnamento soffermandosi particolarmente sui temi della famiglia e della organizzazione sussidiaria della società e dello Stato.

Il volume scritto dal giornalista e saggista Giuseppe Brienza, in questo senso, appare utile non solo per farsi un’idea della valenza dei numerosi discorsi e radiomessaggi natalizi pacelliani (soprattutto del 1941, 1942 e 1943), ma anche per conoscere l’opera di quanti – tra i fedeli laici cattolici – si sono nel recente passato fatti interpreti del corpus magisteriale sociale di Pio XII.

Il Magistero di Pio XII e l’ordine sociale, in particolare, valorizza l’insegnamento di Papa Pacelli grazie alla riscoperta di una figura finora piuttosto sconosciuta, l’economista e sociologo Ferdinando Loffredo (1908-2007), che ha dedicato – letteralmente – quasi tutta la sua esistenza (un secolo) alla valorizzazione e alla promozione pubblica, soprattutto in ambito scientifico, della Dottrina sociale della Chiesa e dei naturali corpi intermedi su cui essa poggia, a partire dalla famiglia.

Dopo una introduzione che sintetizza il lungo processo, ancora in corso, di canonizzazione di Papa Pacelli (cfr. A margine del processo di canonizzazione di Pio XII, pp. 13-16) e, dopo, opportunamente inquadra la biografia e l’opera di Loffredo (cfr. Ferdinando Loffredo e lo sviluppo delle politiche familiari in Italia, pp. 17-73), confutando in particolare la mistificazione della sua figura che si è avuta nei decenni scorsi a causa di gruppi femministi e progressisti, Brienza ne riprende uno studio del 1958, intitolato La sicurezza sociale nelle dichiarazioni del Pontefice Pio XII (pp. 74-92), che ha fra l’altro il merito di costituire una “apologia” del Papa, fornendo ulteriore prova storica di come la sua solidità di magistero fu apprezzata da studiosi laici, come in questo caso il socialdemocratico Angelo Corsi (1889-1966), direttore della rivista nella quale il lungo saggio di Loffredo fu pubblicato originariamente, cioè “Previdenza Sociale. Rivista bimestrale dell’I.N.P.S.”. Il magistrato e storico Francesco Mario Agnoli, nella prefazione al libro di Brienza (cfr. F.M. Agnoli, La politica natalista e la famiglia naturale nell’opera Ferdinando Enrico Loffredo, pp. 5-12), ribadisce l’importanza di una figura come quella di Loffredo, quando ad esempio sottolinea come, la cosiddetta ‘questione demografica’ (con la relativa crisi di massa della natalità), oggi nodale per l’Occidente, non può essere risolta adottando un approccio meramente economico-finanziario, fatto magari di “incentivi […] e agevolazioni concesse nel mondo del lavoro ai padri di famiglia” (p. 10) ma, come era già convinto Loffredo, sulla scorta dell’insegnamento sociale della Chiesa, operando semmai anzitutto su un piano giuridico e culturale per affermare che gli ordinamenti e le leggi statali non creano essi la famiglia ma piuttosto la riconoscono oggettivamente come un dato universale pre-esistente. Uno sguardo lucido, a tratti drammaticamente antiveggente, che attraversa le sue pagine e facendo tesoro del Magistero di Papa Pacelli non cessa di interrogare nemmeno i posteri: “Come sarà mai possibile attuare un energico programma demografico quando ad opera dello stesso Stato il controllo delle nascite e l’aborto volontario saranno divenuti pratica generale, parte integrante del modo di concepire la vita?”(p.56).

Recensione presente su “La nottola della Minerva” n. 4-6 luglio-dicembre 2012.