I “silenzi” del ven. Pio XII: le menzogne della propaganda e le verità della storia

Eugenio Pacelli fu un complice del nazismo, ha veramente dato il suo tacito assenso allo sterminio ebraico? Le testimonianze dei salvati e le prove fornite dagli aiutanti di campo del papa da sempre ci raccontano una realtà storica diversa. 

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Chi era Rolf Hochhuth. Le calunnie su Pio XII

La sera del 20 febbraio 1963, a Berlino al Kurfustendamm ci fu una rappresentazione teatrale dal titolo “Il Vicario”. Opera teatrale a firma di un certo Rolf Hochhuth. Il titolo originale era ”Der Stellvertreter” ovvero “Il Rappresentante”.

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Pio XII e gli ebrei a Roma: querelle senza fine

Nessun documento prova che il Vaticano sapesse in anticipo della razzia degli ebrei romani in quel tragico “sabato nero” del 16 ottobre 1943, né conferma alcun negoziato fra Pio XII e i tedeschi per garantire la neutralità vaticana e la propria sicurezza personale in cambio di silenzio su quella deportazione. Né ci sono carte a provare che la conoscessero prima gli stessi von Weizsäcker o Wolff, unica ragione per ipotizzare che ne avessero informato il pontefice… E, sostiene Matteo Luigi Napolitano, si potrebbe continuare…

Dopo la pubblicazione del saggio di Sergio Minerbi Pio XII e il 16 ottobre 1943, su Nuova Storia Contemporanea, la stessa rivista accoglie una puntuta replica di Napolitano allo storico, che accusa papa Pacelli di non aver «adempiuto al suo ruolo di leader morale per milioni di credenti». Scandagliando l’intera vicenda nel contesto del tempo, con la Santa Sede impegnata ad affrontare gli esiti dell’armistizio italiano, senza trascurare le tante tessere del complesso mosaico (comprese le testimonianze sul fallimento del presunto piano per rapire Pacelli o l’aiuto offerto dalla comunità cattolica alla richiesta dei cinquanta chili di oro avanzata da Kappler, sul ruolo del rabbino Eugenio Zolli o quello di dirigenti della comunità ebraica come Ugo Foà o Dante Almansi, ecc.), Napolitano prova a smontare le «molte (troppe) parti» costellate di «ipotesi assertive» del saggio di Minerbi. E non è difficile seguirlo specie quando sottolinea – nello studioso ex diplomatico – una maggior fiducia nelle tardive memorie di Karl Adolf Eichmann piuttosto che nei diari dei conventi che ospitarono ebrei laddove si citano ordini verbali impartiti da Pio XII.

Minerbi insiste sulla mancanza di prove scritte e tuttavia come credere che Pio XII nulla sapesse degli ebrei nascosti nella sua villa di Castel Gandolfo nel momento di maggior pericolo? Inoltre tutto da interpretare resta il “silenzio” di von Weizsäcker con Berlino sulla vicenda, anche nel quadro della sua politica di appeasement nei confronti del Vaticano dove, secondo documenti britannici citati da Napolitano, il papa si mosse «non appena seppe della razzia degli ebrei in Roma» e non mancò la «protesta» del Segretario di Stato. Proprio lui, il cardinal Maglione, a ribadire in un eloquente verbale (citato dallo stesso Minerbi, ma non nelle righe che qui riportiamo) che la Santa Sede non doveva «essere messa nella necessità di protestare: qualora la Santa Sede fosse obbligata a farlo, si affiderebbe, per le conseguenze, alla Divina Provvidenza». Come a ribadire che non si trattava di biechi tornaconti, ma di evitare il peggio.

Certo, non possiamo immaginare cosa sarebbe successo se Pio XII avesse chiesto di occupare i binari che dalla Tiburtina portavano ad Auschwitz, ma dai tempi del Vicario di Rolf Hochhuth molto altro si è venuto a sapere. E lo stesso Minerbi, pronto a ripuntare il dito su un Pio XII da lui ritenuto troppo diplomatico, a conclusione del suo saggio ci ricorda di essersi salvato rifugiandosi in un collegio – quello di San Leone Magno – accoltovi dal preside, don Alessandro Di Pietro, insieme a venti ragazzi ebrei e a una dozzina di antifascisti italiani. Nemmeno questo però ai suoi occhi risolve la querelle che continua a dividere gli storici.​

Marco Roncalli (31/05/2013)

Matteo Luigi Napoletano risponde a Sergio Minerbi: la storia si fa con i documenti non con le supposizioni

Ho avuto il piacere di seguire la vicenda di Pio XII da molto vicino.

Ho fatto parte della “delegazione vaticana” incaricata di discutere con gli amici di Yad Vashem della didascalia accusatoria verso Pio XII, presente al Memoriale della Shoah di Gerusalemme.

I risultati di questo lavoro sono due, uno diretto, l’altro indiretto: il primo volume a due voci su Pio XII, scritto da studiosi ebrei e cattolici, e appena pubblicato in inglese da Yad Vashem; la modifica della didascalia incriminata su Pio XII, il 1° luglio 2012.

Per quello che io ho constatato di persona, la posizione di Minerbi è quella di un irriducibile che mi sembra ormai isolato anche a Yad Vashem. Dove non si crede più neppure alla fola di Pio XII “Papa di Hitler”.

Ho conosciuto personalmente Minerbi a Gerusalemme durante quella conferenza a porte chiuse di cui dicevo. È un uomo intelligente, brillante, colto, spiritoso e simpatico (anche come commensale). Ma vede questi temi con una mentalità ormai del tutto superata.

Io ho letto l’articolo cui Messina si riferisce. Ne parlerò diffusamente su “Nuova Storia contemporanea”; ma ciò che mi colpisce è che le teorie di Minerbi su Pio XII sono avanzate soprattutto per ipotesi, per probabilità, con induzioni e supposizioni.

La storia non è calcolo delle probabilità, non è statistica, ma solo accertamento dei documenti che consentano di avvalorare o no una tesi. Non è desiderio padre del pensiero, come in Minerbi.

Questo cercherò di dire nel mio prossimo articolo.

Grazie al Dottor Messina (con cui ho avuto già proficui scambi via mail, in passato) per l’ospitalità su questo bel blog.

Matteo Luigi Napolitano