QELSI STORIA: il 9 ottobre 1958 moriva Papa PIO XII.

A conclusione della seconda fase di beatificazione nel 2009 ha ricevuto il titolo di “venerabile” che attesta le sue “eroiche virtù”.

Molti storici non comunisti lo ritengono uno dei più grandi papi di sempre.

Pio XII è uno dei Papi più calunniati della storia perchè la sinistra non ha mai digerito il fatto che ritenesse il comunismo contrario alla religione cattolica e per questo lo combattesse con vigore e coraggio.

Appoggiò la “cruzada” antibolscevica in Spagna, scomunicò i comunisti in Italia, si infuriò anche con De Gasperi che non voleva l’accordo con la destra per battere i comunisti a costo di perdere molti comuni e lasciarli alle sinistre (tra cui Bologna). Non rispose mai a La Pira che gli mandava una lettera di devozione al giorno (visionario democristiano di sinistra che già vagheggiava esperimenti cattocomunisti), ma ricevette Arturo Michelini (segretario del MSI) e dette un udienza da regina (in base al protocollo vaticano) a Eva Peron.

Tutto questo basta ed avanza perchè gli storici comunisti, e quindi la stragrande maggioranza dei professori, lo odino a morte. 

ANCHE SE TUTTI, NOI NO

«Pio XII fu pronto a condividere le sofferenze della sua gente»

Francesco ricorda i 70 anni dal bombardamento di San Lorenzo e dice che Papa Pacelli era un pastore che stava in mezzo al suo gregge.

ANDREA TORNIELLI (19/07/2013)

Pio XII anche in occasione del bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma, «si mostrò pastore premuroso che sta in mezzo al proprio gregge, specialmente nell’ora della prova, pronto a condividere le sofferenze della sua gente». Lo afferma Francesco in una lettera al suo vicario per Roma, il cardinale Agostino Vallini, nella quale ricorda i settant’anni dal devastante bombardamento di Roma, nella zona di San Lorenzo. Il Papa manifesta innanzitutto la sua spirituale vicinanza a quanti oggi nella Basilica di San Lorenzo fuori fanno memoria «del violento bombardamento del 19 luglio 1943, che inflisse danni gravissimi all’edificio sacro e a tutto il quartiere, come pure ad altre aree della città, seminando morte e distruzione». Francesco prega per i morti e parla «di rinnovata meditazione intorno al tremendo flagello della guerra, come pure espressione di gratitudine verso colui che fu padre sollecito e provvido». «Mi riferisco al venerabile Pio XII – ha scritto Francesco – il quale, in quelle ore terribili, si fece vicino ai suoi concittadini così duramente colpiti. Papa Pacelli non esitò a correre, immediatamente e senza scorta, tra le macerie ancora fumanti del Quartiere di San Lorenzo, per soccorrere e consolare la popolazione sgomenta. Anche in quell’occasione – ha aggiunto Bergoglio – si mostrò pastore premuroso che sta in mezzo al proprio gregge, specialmente nell’ora della prova, pronto a condividere le sofferenze della sua gente». Insomma, parafrasando l’omelia del Giovedì Santo del Pontefice argentino si potrebbe parlare di Pacelli come di un pastore «con l’odore delle pecore». «Con lui – ha detto ancora Francesco – vorrei ricordare tutti coloro che, in un momento così drammatico, collaborarono nell’offrire aiuto morale e materiale, nel lenire le ferite del corpo e dell’anima e nel prestare assistenza ai senza casa. Tra gli altri, desidero fare menzione di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, allora Sostituto della Segreteria di Stato, che accompagnò Pio XII nella visita al quartiere appena devastato dalle bombe». Per Francesco, il gesto di Papa Pacelli è il segno «dell’opera incessante della Santa Sede e della Chiesa nelle sue varie articolazioni, parrocchie, istituti religiosi, convitti, per dare sollievo alla popolazione. Tanti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose a Roma e in tutta Italia furono come il Buon Samaritano della parabola evangelica, chinatosi sul fratello nel dolore, per aiutarlo e donargli consolazione e speranza. Fu quella una gara di carità che si estendeva ad ogni essere umano in pericolo e bisognoso di accoglienza e di sostegno». Infine, il Papa chiede che nel giorno in cui si ricorda il bombardamento, si facciano risuonare ancora una volta le parole del radiomessaggio di Pio XII dell’agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra». «La pace – conclude Francesco, prima di affidare gli abitanti di San Lorenzo alla Madonna Salus Populi Romani – è un dono di Dio, che deve trovare anche oggi cuori disponibili ad accoglierlo e ad operare per essere costruttori di riconciliazione e di pace».

“Pio XII amava concretamente e non a parole, tutti gli esseri umani soprattutto quelli che soffrivano. Questo amore lo spingeva a voler soffrire come loro, ad imporsi le stesse privazioni cui erano costretti. Durante la guerra sapeva che molti uomini soffrivano la fame, ed egli si privava del cibo che avrebbe potuto avere in abbondanza. Quando cominciarono i bombardamenti, molta gente restò senza casa e fu costretta a affrontare i rigori del freddo senza riscaldamento, con pochi vestiti in condizioni di grave indigenza. Pensando a quelle famiglie, Pio XII, durante la guerra, non volle che il suo appartamento fosse riscaldato. Aveva le mani e i piedi gonfi, pieni di geloni. Faticava a scrivere a macchina, a tenere la penna in mano, non stava bene di salute, ma non volle il riscaldamento. Quando in Italia cominciò a scarseggiare lo zucchero e il caffè, mio zio smise di prendere caffè e fino al termine della guerra non bevette più una sola tazzina di caffè. Le scorte di zucchero e di caffè che c’erano in Vaticano e quelle che arrivavano, le mandava agli ospedali della città per gli ammalati.

In pubblico mio zio voleva sempre apparire perfetto, impeccabile. Rappresentava la Chiesa, sentiva in modo elevatissimo il senso di questa suprema dignità. Il suo comportamento e i suoi abiti, esteriormente, erano impeccabili come quelli di un sovrano. Ma in realtà egli era poverissimo. Dopo la sua morte, scoprimmo che il suo corredo di biancheria era misero: aveva soltanto tre camicie, logore e rattoppate, alle quali cambiava spesso i polsini inamidati perché, quelli, si vedevano. Aveva due o tre paia di scarpe che faceva continuamente aggiustare e risuolare. Durante gli anni della guerra diede ai poveri tutto quello che aveva, tutto il denaro che riceveva. Quando morì, non lasciò niente a nessuno, perché non aveva niente. Come tutti hanno potuto constatare osservando le fotografie pubblicate dopo la sua morte, dormiva in una camera disadorna, su una branda di ferro.”

Tratto dalla testimonianza di una nipote di Papa Pio XII.

Il nostro Delegato per la Spagna ed il Portogallo  Francisco Acedo Fernandez Pereira, sodale della Pontificia Accademia del Culto dei Martiri e membro del Comitato Papa Pacelli, al quale Comitato il nostro Movimento ha dato la sua adesione, invita i nostri iscritti e simpatizzanti a partecipare, in occasione del LXIX Anniversario della Liberazione di Roma, alla Santa Messa solenne che sarà celebrata da Sua Em.za Rev.ma il Signor Cardinale Salvatore De Giorgi, in ricordo del Venerabile Pio XII, Vescovo di Roma e Defensor Civitatis, che sarà celebrata martedì 4 giugno 2013, alle ore 17.00, nella Chiesa Nuova – Santa Maria in Vallicella, Via del Governo Vecchio (Corso Vittorio Emanuele). Sarà presente il coro della Diocesi di Roma, diretto dal M.o Marco Frisina.